Napoli, le assenze e i pregiudizi

Da l 25 novembre a oggi Walter Mazzarri ha allenato quel che resta dello scudetto in 14 occasioni: nove volte in campionato, due in Champions (Real Madrid e Sporting Braga), altrettante in Supercoppa Italia (Fiorentina e Inter) e una nella coppa nazionale (Frosinone). I risultati non sono stati entusiasmanti, tant’è che dopo aver dichiarato amore giovane ma eterno nei confronti del 4-3-3 di Spalletti, Walter è tornato al calcio più naturale che gli ha permesso di mettere insieme una carriera molto più che onorevole. 

Non era neppure parente stretto del Napoli campione, ad esempio, quello che domenica ha pareggiato all’Olimpico con la Lazio, e non solo per il differente disegno tattico. Gollini; Ostigard Rrhamani Juan Jesus; Di Lorenzo Demme Lobotka Mario Rui; Politano Zielinski; Raspadori è una formazione che ci riporta ad altre stagioni e altri valori.  

Al di là dell’altissima qualità del gioco di Spalletti, abbiamo sempre considerato Osimhen, Anguissa, Lobotka, Di Lorenzo, Kvara e Meret – asciugate le lacrime per Kim – i punti di forza della squadra irripetibile che la scorsa stagione spianò la concorrenza. Ma Osimhen e Anguissa Mazzarri li ha avuti insieme – causa infortuni, squalifiche e coppa d’Africa – cinque volte su nove e in un’occasione a testa i due hanno giocato senza il collega. Un’accettabile continuità è sempre venuta a mancare, non a caso Mazzarri ha tentato più di un rimescolamento provocando qualche disorientamento. 

Tutto questo per sottolineare che le valutazioni sul lavoro del tecnico le ho trovate spesso ingiuste e soprattutto figlie di un pregiudizio che deriva in primo luogo dal ricordo dello spettacolo mostrato fino a giugno e poi dall’ingiustificata diffidenza che da sempre accompagna il percorso professionale di Mazzarri; diffidenza che le suggestioni dei nuovi scienziati della panchina hanno naturalmente aumentato nelle menti più fantasiose e meno educate: c’è peraltro chi nasce con addosso l’etichetta del fenomeno e chi invece se la deve grattare ogni santo giorno per riuscire a conquistare consenso e credibilità. 

Penso sia improbabile che De Laurentiis confermi Walter l’anno prossimo (glielo posso solo augurare): spero tuttavia che da qui a maggio abbia almeno l’opportunità di allenare qualcosa di simile al Napoli più convincente degli ultimi trent’anni. Una squadra di ben altro respiro. Walter merita la possibilità concreta di ottenere qualcosa per sè e per una tifoseria che non ha mai smesso di volergli bene. 

«Il rispetto nasce dalla conoscenza» diceva Tiziano Terzani «e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo». Ecco, ogni tanto uno sforzo in più nei confronti di un professionista che il calcio lo mastica come pochi andrebbe fatto. 

I tratti caratteriali, le difficoltà nella comunicazione (benedette timidezza e insofferenza) e altri elementi che condizionano il giudizio sul Nostro li accantonerei fino alla fine di una stagione che ai napoletani non ha risparmiato delusioni e shock.  

Salvo imprevisti o crolli verticali, naturalmente. 

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