Napoli, la bellezza del brivido di Gros

È tornato tutto al suo posto. Come se nulla fosse accaduto. Come se la macchina del tempo avesse saltato un anno. Mancava l’ultimo tassello: il comunicato in rima baciata degli ultras contro Aurelio De Laurentiis. Ieri è caduto l’ultimo ostacolo che ancora resisteva alla restaurazione della Napoli calcistica del 2022 anno che ha preceduto l’esperienza mistica dello scudetto. Quando la città era tappezzata di striscioni contro la società. Uno è passato alla storia. Derideva l’acquisto del difensore sudcoreano che aveva lo stesso cognome di una marca di sigarette: Kim.

Napoli, a maggio in sala il film dello scudetto

Forse è anche per questo che il presidente produttore ha impiegato un anno per partorire il film dello scudetto che uscirà in sala il prossimo 4 maggio ossia la data in cui dodici mesi fa esplose la città. Sembra un’operazione fuori tempo, e in effetti lo è. Porta con sé un effetto nostalgico e straniante. Ma risponde a un’esigenza: ricordare quel che è stato e che è stato frettolosamente dimenticato, sommerso da una stagione balorda in cui pare quasi che il club si sia messo d’impegno per smentire quanto di buono è stato scritto e detto sul tricolore riportato a Napoli dopo trentatré anni. In un rabbioso impeto autolesionistico, è stata fatta a pezzi la narrazione che ha giustamente elogiato la programmazione e l’attenzione al bilancio che hanno consentito di trionfare nonostante la piazza ostile. Senza debiti non si vince, è sempre stato questo il refrain. Smentito da Aurelio De Laurentiis. Che ora si ritrova quasi al punto di partenza. Il tricolore resterà sulle maglie fino al 26 maggio. Anche se già tra due settimane potrebbe essere un tricolore scaduto come un qualsiasi prodotto alimentare.

Il Napoli di De Laurentiis e il brivido di Gros

Dev’essere un uomo che ama le sfide, il presidente del Napoli. Uno di quelli che inconsciamente detesta le comfort zone. Che sposta l’asticella sempre più in alto. Che ha bisogno fisico di avversari. Il rumore dei nemici lo chiamava il portoghese oggi innominabile. Di rendita De Laurentiis non vuole vivere. Ama distruggere per poi provare il brivido dell’incertezza della ricostruzione. Del resto è lui che a ogni occasione ricorda di essere un imprenditore, uno che rischia in prima persona, non un prenditore. È in questo lembo di terra – quella dell’incertezza, senza punti di riferimento – che ora si trova. Ed è fisiologico che una delle specie animali più conservatrici che ci siano, la tifoseria, gli si rivolti nuovamente contro. È stata un’annata indigeribile per chi vagheggiava inizi di ciclo. Senza fermarsi a pensare che quel ciclo virtuoso lo stavano vivendo da oltre dieci anni. Lo scudetto del Napoli non è stato il campionato del Leicester. Solo i post vittoria sono stati simili. Il 4 maggio, col film, si conclude l’anno di festeggiamenti. Una delle sbornie più lunghe della storia. Dopodiché si tornerà a volare. Senza paracadute. Come quei calciatori che giocavano senza parastinchi. O come Piero Gros che si lanciava sulla neve senza occhiali e cappellino. Solo col segno della croce. Sono quelli che senza brivido non sanno vivere.

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