Napoli, Kvaratskhelia chiama Osimhen: è atteso contro il Genoa

A un certo punto, suggestioni dal nulla, sembrava che si fossero dati appuntamento per ricominciare ancora assieme: perché l’ultima volta che s’erano scatenati, il 16 dicembre, scelsero d’andarsene a braccetto tra la folla incredula e festante, trascinata fuori dalla disperazione da quella coppia di campioni irresistibilmente affascinante. Ma quando Khvicha ha capito che non era più il caso di «aspettare» Victor, la Champions stava svanendo, e dopo aver risistemato l’orologio e pure la classifica, il conto alla rovescia è egualmente partito: domani c’è la semifinale di Coppa d’Africa, Nigeria-Sud Africa, e quindi già si capirà; però orientativamente nell’agenda hanno già cerchiato d’azzurro il calendario, 17 febbraio con Napoli-Genoa, perché ormai non c’è più tempo. Al minuto 42′ dell’ennesima partita sconsigliata ai cardiopatici, Kvaratskhelia ha preso il Napoli, se lo è caricato nel tiraggiro e gli ha restituito vita e speranza: tra un paio di partite tornerà Osimhen e il gatto & la volpe ripartiranno assieme, destinazione quarto posto, che vale ormai tanto, non solo una cascata di danaro ma forse tutta una stagione avvolta in quelle ombre che talenti del genere soffrono maledettamente e dalle quali devono sfuggire. Anche per se stessi, per il proprio orgoglio, per la felicità di chiunque.

Kvara-Osi, cinquanta giorni di astinenza

Contro il Cagliari, per dire, ci pensarono i Kvosimhen, la crisi del gol che nasce naturale eppure smaliziata, che prima scappò via sull’1-0 con colpo di testa del nigeriano e poi, per demolire le resistenze dell’1-1 di Pavoletti e tutte le paure, dovette inventarsi il colpo della domenica con palleggio prolungato del centravanti e staffilata devastante del suo partner più solidale. 75′ minuto, quando comincia la zona-Mazzarri, che da quattordici anni in qua tiene Napoli aggrappati alle seggiole dello stadio o a quelle delle poltrone davanti ai televisori. Cinquanta giorni di astinenza, le cosiddette sfumature d’azzurro, non passano inosservate e nell’istante in cui Osimhen è partito, dopo l’espulsione dell’Olimpico contro la Roma, Kvara si è immalinconito e non ha trovato più la porta: c’entra niente la polemica a distanza tra Sua Maestà, il capocannoniere della passata stagione, e il manager dell’MVP di un anno ricco di magie e dello scudetto. È il destino che talvolta sa essere cinico e baro o anche no, semplicemente realista. Kvara senza Osi (e Osi senza Kvara) si sente isolato, quasi ignorato, forse soffocato dalle attenzioni dei difensori altrui, ha bisogno d’aria: se l’è presa uscendo dal caos e dalle gabbie del Verona, un colpo da fuoriclasse, una mano su un orecchio e il desiderio di sentire l’invocazione del «Maradona».

Napoli, ora il Milan senza Osimhen

In attesa di Osi, può andar bene così, anche perché pure quest’anno tornerà a San Siro senza il proprio compagno ideale: era successo in Champions League, nell’andata del quarto di finale con il Milan, di dover fronteggiare l’emergenza. E il ricordo di quella serata, di quell’occasione al 50esimo secondo, di Calabria che salva sulla linea è una ferita che sta adagiata nell’anima, e comunque cicatrizzata da tutto ciò ch’è successo in quella stagione irripetibile: quattordici gol e diciassette assist per Kvaratskhelia; trentuno reti e cinque assist per Osimhen. Averceli sempre, due come questi. Poi è andata maluccio, lo dice il campo e la classifica: ma c’è ancora un bel po’ di lavoro da fare. Insieme forse viene persino più facile.


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