Napoli, il momento di Kvaratskhelia: il Maradona invoca la sua rinascita

NAPOLI – Chi ha incastrato Khvicha Kvara? Quando tutto cominciò, 15 agosto 2022, colti dallo stupore, fu inevitabile chiedersi da quale pianeta fosse arrivato quel mostro tutto veroniche e tunnel; e ora che quel giorno pare di riviverlo, nel riflesso gialloblù del Verona che lo battezzò incrociando il Napoli, è banale domandarsi dove quel genio incantevole sia finito. Si scrive Kvaratskhelia e si rilegge questa favola di tempi assai moderni, che proietta in una dimensione onirica: è un calcio che sa di poesia, è la morbida dolcezza d’una finta, è la sana piantagione d’una felicità fanciullesca – un dribbling che conquista, una volée che stordisce, uno scatto che incenerisce – e che avvolge chiunque. Kvara è il football trasversale che diventa uno spot universale, è l’affare (a undici milioni di euro) che rappresenta il Progetto affidato alla competenza, è il Napoli che si lancia nella Storia e la tiene per sè: a Verona, quel pomeriggio, faceva un caldo che solo a Ferragosto, e dal nulla parve d’essere al cospetto d’un miraggio, non per il gol (quasi banale, anche se singolare, di testa), ma per le invenzioni, per quell’assist no-look, per quelle decine di diavolerie spruzzate tutte assieme e spensieratamente. 

Dentro la stagione di Kvara: i suoi numeri

Kvara si è poi eclissato, lui con il Napoli, e nella sua seconda stagione, pur restando il valore aggiunto e l’uomo dei sogni nella disperazione, è rientrato tra gli umani: un gol alla sesta (alla sesta!) all’Udinese; una doppietta, ma guarda un po’, al Bentegodi, alla nona; un graffio sanguinoso all’Atalanta, alla nona; e l’ultimo strappo, al Cagliari, alla sedicesima, ormai sei partite fa, con quei 50 giorni che domenica peseranno come piombo. Cinque reti – che non sarebbero neanche poche – in campionato, nessuna in Europa e nel Mondo (ad esempio, in Supercoppa) e altrettanti assist: il passato (14 gol, 17 assist) è una terra assai lontana. Kvara, ora che non c’è Osimhen, è la speranza per vivere un quadrimestre migliore, per rincorrere la Champions (partendo dal Verona) e per lanciarsi poi incontro al Barcellona, perché la leadership tecnica è in lui, è in quell’espressione gioiosa che va al di là delle attese contrattuali ed ignora l’ansia, la lascia scivolare a bordocampo, oltre quella fascia che nel 4-3-3 di Spalletti è diventata una pista per decollare non la catena dalla quale tentare di staccarsi. Kvara rientra dopo la squalifica che gli ha negato l’Olimpico e la Lazio, ritrova se stesso portandosi appresso l’amarezza per la finale di Supercoppa persa proprio sul suono della sirena, si rivede in quel tiraggiro che Sommer gli ha strozzato ma pure nell’autorevolezza d’un fuoriclasse che il Napoli invoca con rispetto e con fiducia. 

Kvara-Mvp, tutto passa per Verona

Non si diventa MVP, in sintesi il migliore di tutti, ma proprio di tutti, e ci sono volute 38 partite per prendersi il titolo e l’investitura, per sentirsi accarezzare da quell’ammirazione di massa, quasi senza confine, che l’ha travolto: Kvara è quello del gol all’Atalanta, un meme con otto calciatori intorno; oppure no, c’è da scegliere tra quei capolavori, palloni ad effetto che vanno ad adagiarsi all’incrocio dei pali, compagni – Lozano a Cremona, Osimhen a La Spezia – invitati ad appoggiare in porte vuote sfere di platino. Perché Kvara è stato il Napoli più sfrontato, sfacciato, esuberante, ingovernabile, indomabile: un concentrato d’eleganza che non può essere evaporata nel nulla. Semmai, in 50 giorni di sfumature d’azzurro. Ma tutto passa: Napoli-Verona, Kvara ricordi? 


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