Napoli, Champions e a capo: occorre rinforzare la squadra

NAPOLI – Se Napoli «contesta» la Champions League, dev’esserci (almeno) un problema: e mai come stavolta, dentro al venticello, val la pena di infilarci uno sguardo fisso, senza perdersi sulla superficie e lasciare che un segnale diventi semplicemente un mal di pancia. Se un terzo posto, che altrimenti e altrove saprebbe di conquista, fa ribollire il sangue e trascina (anche) al di fuori della realtà, dev’essere arrivato il momento, a diciotto anni dall’insediamento, di interrogarsi, di chiedersi dove sia l’errore – e se ce n’è uno solo – se è stata sbagliata una comunicazione di fondo, se va rivisto un linguaggio, rendendolo ancora più chiaro. Se dentro una stagione che dovrebbe aver cicatrizzato la ferita del biennio alle spalle – un settimo e un quinto posto, «addolciti» da una Coppa Italia e però «impoverito» dai cento milioni (circa) smarriti d’una Champions divenuto un tormento – ci finisce il veleno per aver sprecato uno scudetto, un presidente deve trarne conseguenze, avviare una riflessione con se stesso, porsi delle domande e comunque darsi delle risposte. Perché il calcio è un sentimento talvolta irrazionale, a tratti surreale, ma rappresenta un’emozione collettiva.

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La panchina di Spalletti

L’amarezza per aver sprecato un’occasione clamorosa, uno scudetto andato in frantumi tra la Fiorentina, la Roma e l’Empoli (senza voler spingere oltre), ha clamorosamente sovrastato la soddisfazione di potersi regalare una dimensione onirica, a passeggio tra le stelle d’Europa: e le due sensazioni rappresentano verità che possono coesistere, ma che costringono De Laurentiis a chiedersi cosa stia succedendo a Napoli e perché. Per liberare l’aria da qualsiasi equivoco, e senza la necessità di frasi eventualmente utilizzabili per libere interpretazioni, la panchina sulla quale accomodarsi per un pizzico di meditazione, andrebbe consegnata pubblicamente al suo legittimo proprietario, Luciano Spalletti in carne ed ossa, lasciando perdere divagazioni dialettiche nelle quali infilarci il naso, per tentare di annusare l’aria nuova. Spalletti ha rispettato le volontà, ha (ri)conquistato la più abbagliante vetrina internazionale nella quale s’è guadagnato il diritto di «sfilare»: ma se «quelle» partite hanno lasciato perplessità, se esiste ora una distanza o una diversità mai avvertita sino a un mese fa, per evitare equivoci è necessario un confronto sano, privo di strategie, diretto e sincero.

Le scelte da prendere

E se in quattro anni l’allestimento di un «nobile» dualismo tra Meret e Ospina è divenuto soltanto un lodevole tentativo futurista, prima di intrufolarsi nell’anno che verrà forse diventa prioritaria l’esigenza di chiudersi alle spalle la porta del dualismo e scegliere: «investire» ancora, e «brutalmente», sul talento di quel venticinquenne, togliendogli l’ansia di un concorrente autorevole di dosso, oppure consegnarsi a un interprete «moderno», un centrale difensivo aggiunto che sappia partecipare al gioco con i piedi, rinunciando ad aspettare che quel gioiellino brilli di suo.

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Niente “calcoli”

Se il Napoli è andato al di là delle proprie possibilità, ed è successo, e ha un bilancio da assecondare, per garantirsi la serenità finanziaria, sarà conveniente sussurrarlo ancora o forse sarebbe congeniale parlarne al cuore della gente, entrando nel Progetto, svelandolo – evitando chiaramente i dettagli – definendo un orizzonte e semmai tracciandolo adeguatamente. 

Anguissa & company

Il luccichio della Champions, ma anche l’autorevolezza espressa nei nove mesi, spingono a rispettare il «patto» con il Fulham per starsene abbracciati ad André Zambo Anguissa, ventisei anni di muscoli, eleganza e cervello: e però altro resterà da fare, in questo anno zero che però può decollare avendo in banca gli euro dalla Champions e, soprattutto, un vissuto che può valere come patrimonio anche umano. Perché «meritare di più» vorrà pur dire qualcosa, forse la conferma di Koulibaly e Mertens, se possibile, e non necessariamente un acquisto che faccia rumore: ma un disegno che lo soffochi creando un pizzico di stupore che fa rima con amore. 

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