Napoli, basta così: la maglia va onorata

Basta così. Siamo arrivati al colmo. Questo non può essere il Napoli, questa non è più una squadra. Altro che rincorsa a un posto in Europa, la prima cosa urgente da fare sarebbe guardarsi allo specchio. E chiedersi come è stato possibile sprofondare così in basso, ridursi in questo stato pietoso. Non è nemmeno un discorso di tattica, di tecnica, di formazione, di assenti: sono venuti meno i primi due ingredienti fondamentali di un gruppo, la mentalità e il carattere. Forse non si era mai arrivati così in basso nell’era De Laurentiis, nemmeno le sue prime squadre in serie C erano così piatte e anonime. Lottavano con gli attributi anche quando giocavano a Gela e Martina Franca, avevano orgoglio e dignità. Adesso non onorano nemmeno la maglia che indossano, quella che ha ancora un tricolore sul petto. I tifosi contestano e hanno ragione, in un anno sono passati dal paradiso all’inferno.

Calzona, ennesimo flop

Le dieci sconfitte in 33 giornate sono la fotografia di una stagione disastrosa: nei due anni di Spalletti ne erano arrivate 11 in totale, 7 nel primo anno e 4 nel secondo, quello del trionfo. Negli ultimi quindici non è mai andata peggio. Calzona si è preso tutte le responsabilità dell’ennesimo flop, ha chiesto scusa al popolo azzurro: il suo arrivo evidentemente non ha risolto nessun problema. Una vittoria nelle ultime 5 partite, solo tre successi su 9 in campionato e la miseria di 13 punti raccolti. Il bilancio della sua gestione non potrà essere positivo.

La nausea di Empoli

Non c’è niente da salvare del pomeriggio di Empoli, dove la prestazione è stata più nera delle maglie che il Napoli ha indossato. La solita costruzione dal basso che non dà frutti, il lento fraseggio che nausea, nessuna azione in grado di creare un pericolo. Un solo tiro nel primo tempo, uno in porta in 90 minuti (di Osimhen, se si può definire un tiro), una partita imbarazzante. In tribuna c’era di nuovo Spalletti e anche stavolta non ha potuto fare miracoli. Difficilmente avrà riconosciuto qualcuno in campo.

ADL e le scelte da non sbagliare

Lo stesso che probabilmente è successo a De Laurentiis, infuriato per l’ennesima sconfitta. Non entrare in Europa dopo 14 anni consecutivi sarebbe un brutto colpo per il presidente, chiamato comunque a pensare già al futuro. Non è facile ristrutturare, ma ADL deve provare un altro miracolo. Con l’aiuto di Manna deve individuare prima di tutto l’allenatore giusto: Gasperini, Pioli e Italiano (con Conte molto sullo sfondo) sembrano profili di spessore dai quali ripartire. Certo, non sono uguali: Pioli e Italiano amano il 4-2-3-1 e avrebbero già una buona base dalla quale iniziare, anche perché il passaggio dal 4-3-3 delle ultime stagioni non sarebbe così traumatico. Con Gasp il cambiamento sarebbe più radicale, con un altro tipo di interpretazione di calcio, più fisico e meno tecnico: difesa a tre, uomo contro uomo a tutto campo, grande intensità. La valutazione deve essere attenta e lungimirante: con il nuovo allenatore bisognerà aprire un nuovo ciclo, rivitalizzare i giocatori che resteranno e soprattutto individuare i rinforzi giusti. Senza dimenticare che i primi quattro acquisti sono già in casa: i rientri dai prestiti di Caprile, Gaetano, Folorunsho e Cheddira sono un tesoretto che il Napoli può sfruttare. A patto di ritrovare mentalità e carattere. Quelli non si trovano sul mercato.


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