Musso alla Dea, un affare non da Atalanta. Ma l’investimento è già ripagato

Venti milioni per un portiere di 27 anni non è certo un’operazione “da Atalanta”, che per dare certezze a Gasperini si è mossa in maniera diversa rispetto al passato

Smontiamo subito il seguente luogo comune: non si possono spendere 20 milioni per un portiere. Falso, chi l’ha detto, perché generalizzare? A maggior ragione se il portiere si chiama Juan Musso, possiede un talento straordinario e con i suoi 27 anni ne ha almeno una decina di carriera davanti per togliersi qualsiasi soddisfazione. L’Atalanta lo ha voluto a ogni costo e ha snaturato i criteri che l’avevano accompagnata nelle precedenti sessioni di mercato. Criteri semplici che vanno sintetizzati così: si spendono 20 milioni soltanto in situazioni eccezionali, quando capisci di poter fare egualmente una plusvalenza; quei soldi andrebbero investiti a maggior ragione se si tratta di un centrocampista, di un esterno offensivo o di un attaccante. Ma sarebbe meglio stare sotto i 20, com’è accaduto nel caso di Koopmeiners che l’Atalanta avrebbe potuto prendere almeno un mese prima se avesse garantito quella cifra all’AZ. Invece, non l’ha fatto, ha atteso che gli olandesi facessero un congruo sconto, i Percassi contavano sulla volontà del ragazzo e hanno avuto ragione. Domanda: ma anche Musso aveva detto sì all’Atalanta, non sarebbe stato il caso di assumere lo stesso atteggiamento per spendere magari 15 milioni piuttosto che i 20 chiesti dall’Udinese? No, qui l’Atalanta ha scelto un ragionamento diverso che ha scardinato la logica del suo mercato perché bisognava dare un’immediata certezza a Gasperini. Una certezza nel ruolo che riteneva scoperto e che aveva comportato non pochi guai nella stagione precedente.

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