Moratti: “Inter, sono preoccupato. Per quanto resta Zhang?”. E su Conte e Mou…

Il patron del triplete: “In Cina deve essere successo qualcosa di grave, li hanno obbligati a mollare le attività. Azionariato popolare? Non mi convince”

Massimo Moratti a Il Fatto Quotidiano non nasconde l’apprensione sul futuro dell’Inter: “L’Inter di Zhang? La preoccupazione c’è per forza. Questi signori sono arrivati con la voglia di spendere tantissimo e di fare una squadra fortissima, deve essere successo qualcosa di grave in Cina. Li hanno obbligati a mollare le attività, il ragazzo vuole mantenere ma bisogna capire per quanto tempo. Iniziativa popolare? Che i tifosi interisti ci siano, sì. Che siano ricchi, sì. La terza cosa, metterli nell’Inter, credo sia difficile. Iniziative del genere ci sono all’estero, ma hanno una nascita diversa. Le cifre di cui l’Inter ha bisogno non credo siano facili da raggiungere con questa organizzazione. L’addio di Conte? E’ stata una mancanza di sfida, ma anche di attaccamento. Lui è un professionista serissimo ed ha fatto benissimo, ma alla base della sua scelta c’è stata mancanza di attaccamento”.

Superlega e nuovo stadio

—  

Così il patron del triplete su Superlega e nuovo stadio: “La Superlega? Se è una via d’uscita, lo è per poche squadre. Se ne parla da tanti anni, non capisco perché sia partita così male e si sia risolta in così poco tempo. Se anche volessero ripresentarla, sarebbe molto difficile. C’è stato un momento in cui abbiamo pensato di comprare San Siro e farlo diventare più moderno. La cosa più bella è comunque vedere la partita e in questo lo stadio San Siro è il migliore di tutti. Fare uno stadio vuol dire indebitarsi molto e oggi, con i debiti che ci sono in giro, non è facile, vedete il Tottenham”.

Mou, Materazzi ed Eto’o

—  

Così su Mourinho: “Lo avevo sentito quando ha lasciato il Tottenham, ma era già su di morale. Appena è uscita l’ufficialità del suo arrivo alla Roma, mi è arrivato un suo messaggio con scritto “adesso ci vedremo più spesso”. Recoba? Era più sorprendente, mentre dagli altri mi aspettavo quello che facevano. Chi me lo vendette mi disse che alla prima partita avrebbe fatto cadere lo stadio e così fu. Lo mandai al Venezia su richiesta di un allenatore, fece una stagione fantastica e salvò la squadra dalla retrocessione. Il rapporto con i calciatori? Da Materazzi ad Eto’o, iniziarono a chiamarmi papà e la cosa non mi andava (ride, ndr.). Era qualcosa di affettuoso. Come li limitavamo? Cercavamo più che altro di creare un senso di responsabilità forte nei confronti della professione. Balotelli? Cerca di provocare un po’ gli altri per vedere se sono sinceri con lui, ma in questo discorso si è involuto”.

Precedente Filippo Inzaghi riparte da Brescia: tecnico già al centro sportivo Successivo Leone Depay, talento e tatuaggi: l'Europeo sulla strada verso Barcellona

Lascia un commento