Montella, il quasi turco che sa fare cose turche

La Turchia ai quarti di finale è un fenomeno che va oltre la semplice presenza di una nazionale importante ad un passo, anzi due, dalla finale. È, per le circostanze della residenza in Germania di un milione e mezzo di turchi e di tre milioni di tedeschi di origine turca, numero impressionante se parametrato sui circa 85 milioni di abitanti, un fenomeno sociale che abbraccia, coinvolge e soffoca, ma non può lasciare indifferenti. E quando le cose girano, gli eroi sono più eroi degli altri, ovunque: come Vincenzo Montella, il ct, sicuro protagonista del percorso che ha portato la nazionale ai quarti, sabato a Berlino contro l’Olanda.

Martedì sera, Montella si è inventato uno schieramento diverso dal solito 4-2-3-1: assente per squalifica Calhanoglu, ha messo in mezzo al campo Yuksek e Kokcu, affiancati da Kadioglu e Muldur, con tre difensori centrali, Yilmaz e Yildiz larghi e Arda Guler in mezzo, falso nove con il compito di muoversi continuamente e dare pensieri sia alla coppia difensiva centrale sia ai due mediani austriaci, Laimer e Seiwald, costantemente preoccupati sia dai dirimpettai sia dalla presenza del fantasista del Real Madrid. Curioso che sia stato scelto questo atteggiamento in una partita in cui mancava Calhanboglu, che ad avere tre difensori alle spalle è abituato all’Inter, e comunque la difesa, irrobustita nei numeri, pur con qualche patema è stata efficace nel contenere gli inserimenti che sono pane quotidiano dell’Austria di Rangnick.

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Montella e la scelta turca

Reggendo poi nel finale, quando è arrivato un assedio sul quale di fatto la Turchia si è chiusa con 10 uomini suddivisi in due blocchi da cinque: quando si fa così basta in realtà poco per prendere gol, per la densità di uomini e l’accresciuta possibilità di rimpalli, e in effetti solo il miracolo finale di Gunok sul colpo di testa di Baumgartner, quasi alla Gordon Banks su Pelé, ha permesso ai turchi di sopravvivere, ma il calcio a eliminazione diretta è così e Montella si gode meritatamente la gloria, a poco più di nove mesi dal suo arrivo sulla panchina a sostituire Stefan Kuntz. Col tedesco le qualificazioni erano partite in maniera incerta e soprattutto avevano pesato sconfitta e pareggio interni contro Croazia e Armenia. Montella, che ha compiuto 50 anni il giorno del debutto a Euro 2024 contro la Georgia, era stato scelto per la conoscenza del calcio turco, frutto del biennio di buoni risultati con il neopromosso Adana Demispor, portato nel 2022-23 al quarto posto, risultato migliore della storia, e alla qualificazione alla Conference League, e l’affinità alla mentalità locale: «Le sensazioni che ho qui sono simili a quelle italiane. La Turchia mi ricorda quello che provavo da piccolo», disse il giorno della firma.

Prima l’Olanda, poi il futuro

Il presidente turco Erdogan ama chiamarlo dopo risultati importanti ma il dialogo è complicato dal fatto che non esiste una lingua comune e quindi si va avanti a paroline zuccherose ma convinte, e del resto i numeri danno ragione a Montella, che oltretutto ha una rosa con la seconda età media (25,8) più bassa degli Europei (la più giovane delle otto squadre ai quarti) e può dunque agire su due fronti, quello della valorizzazione immediata di talenti nel pieno del vigore e quello della progettazione – anche grazie ai due restanti anni di contratto, con possibile prolungamento – sugli Yildiz, Guler, Kadioglu, Yilmaz, Kokcu. C’è di che essere ottimisti, ma prima tocca all’Olanda.

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