Moduli, uomini, approccio: come gioca la nuova Roma di De Rossi

La vittoria sul Verona è stata ottenuta col 4-3-3, diverso dal 3-5-2 di Mourinho: ecco cosa si è visto nella gara d’esordio e quali sono state le differenze rispetto alla squadra che schierava il portoghese

Emanuele Zotti

21 gennaio – 10:22 – ROMA

Daniele De Rossi  inizia la sua avventura alla Roma con una vittoria utile a risollevare morale di piazza e spogliatoio e aiuta il popolo giallorosso ad accantonare il dispiacere per l’addio di Mourinho. Ma al di là della vittoria, la partita è servita soprattutto a studiare il sistema adottato dal nuovo tecnico e sottolineare le differenze tra il gioco sposato dal portoghese e quello scelto della leggenda romanista. La prima che salta all’occhio e naturalmente il modulo che passa dal solito 3-5-2 ad un 4-3-3 ordinato, dove la chiave sembrano essere i terzini (Karsdorp e Spinazzola/Kristensen) che agiscono in una zona alta del campo. Spicca anche la scelta di schierare Paredes come vertice basso del centrocampo: una soluzione dettata dall’assenza di Bryan Cristante e in questo senso sarà fondamentale capire come De Rossi intenderà usare il numero quattro quando tornerà a disposizione. Al momento infatti la presenza di Bove nello scacchiere tattico di Ddr appare imprescindibile considerato che il giovane prodotto del vivaio di Trigoria risulta determinante per dare ritmo e velocità ad un centrocampo che altrimenti risulterebbe troppo lento e compassato. 

sistema

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La Roma di De Rossi sembra caratterizzata da una costruzione che parte dal basso grazie all’utilizzo dei due difensori centrali – stasera Huijsen e Llorente – che con il massimo sforzo cercano sempre di non buttare o regalare il pallone agli avversari. Come detto in precedenza, il vertice basso della mediana è stato Paredes con Bove e Pellegrini nel ruolo di interni di centrocampo. Un’altra novità introdotta dal nuovo allenatore giallorosso è la scelta di non puntare su un giro palla che sposti il gioco verso l’esterno ma di prediligere un’azione per vie centrali cercando spesso i movimenti in profondità di El Shaarawy schierato come attaccante nel tridente con Dybala e Lukaku. Il centravanti belga ha giocato soprattutto spalle alla porta senza cercare troppo la profondità – da capire se fosse realmente questa la richiesta dell’allenatore – mentre Dybala ha tagliato spesso verso l’interno del campo accentrandosi maggiormente rispetto ad El Shaarawy. Un atteggiamento dettato dalle caratteristiche tecniche dell’argentino più che per una specifica indicazione tattica.

approccio

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In generale la nuova Roma targata Ddr ha cercato un approccio più offensivo rispetto alla squadra guidata da José Mourinho fino alla settimana scorsa. Una caratteristica cercata più nell’intenzione che nei fatti, ma non c’è da preoccuparsi, almeno per il momento, se si tiene conto che quella contro il Verona è stata la prima partita con il nuovo tecnico in panchina. Naturalmente c’è ancora da migliorare diversi aspetti: uno su tutti l’efficacia degli interventi sulle palle alte ma, per ora, l’obiettivo principale – quello di ottenere i tre punti – è stato raggiunto. De Rossi non poteva sperare di meglio. Adesso spetta a lui e ai suoi uomini risollevare una Roma che può ancora ambire alla zona Champions League.

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