Mirri vota Palermo: «Noi grandi con il City»

PALERMO – Presidente Mirri, si è concluso un anno per lei straordinario. Promozione in B e ingresso nel club di uno dei gruppi più solidi del calcio mondiale, il City Football. «Straordinario e irripetibile, perché oltre alla vittoria sportiva, che a marzo sembrava pura utopia, ci siamo assicurati un domani solido. Alla scadenza esatta dei 3 anni dal mio arrivo, ho consegnato il Palermo a un futuro sicuro». 
 
Dovesse scegliere un simbolo del 2022 fra Baldini, Brunori e Ferran Soriano?
 «Ferran Soriano, nel senso di Ad del City Group. Allenatori ed attaccanti che pure sono stati decisivi, vanno e vengono, ma quello che cambia per sempre la storia del Palermo è il passaggio di proprietà. E’ un fatto epocale, dà nuove prospettive al club per i prossimi 20 anni, non solo a noi ma a tutto il calcio del paese. Un gruppo del genere è voluto entrare in Italia attraverso il Palermo». 
 
I primi incontri a febbraio quando la situazione era pesante.
 «Ho capito subito che era la strada giusta, del resto io potevo solo assicurare continuità aziendale ma non molto di più. Il City è stato convinto dalla reputazione che avevamo e dalla partecipazione della città al calcio. Ha percepito valori importanti, sarebbe subentrato anche fossimo rimasti in C. La promozione ha solo completato il cerchio. C’erano delle alternative ma nessuna paragonabile a questo livello per competenze e visione del futuro». 
 
La conferma di come è cambiato il calcio.

«C’è un neologismo per questa operazione: glocal. Ovvero una visione globale messa al servizio di un’esperienza locale con le proprie peculiarità. La vera sfida è applicare le competenze di un gruppo all’avanguardia a realtà molto particolari come l’Italia e Palermo, che già è anomala di suo. Il tempo dei singoli investitori è finito, ora contano organizzazione, dati tecnologici e informazioni condivise. Il sistema della Premier League, che va mischiato con la passione della nostra terra». 
 
C’è chi teme il rischio di diventare una colonia senza identità.

«Dipende da noi, io sogno di fare più abbonati del Manchester City. Ne abbiamo 11.000, dobbiamo andare avanti. Se la risposta della città sarà adeguata, la proprietà capirà che gli investimenti sul Palermo devono essere diversi rispetto ad altre realtà della loro galassia, tipo Troyes o Girona. O anche di New York, dove il calcio non è di primo livello». 
 
Aveva indicato il Pisa come modello con Atalanta e Lazio.

«Lo confermo, il Pisa ha mantenuto la vecchia gestione con Corrado presidente e agisce in simbiosi con il proprietario, Knaster, per dare continuità al progetto sportivo. Non a caso la squadra gioca un gran calcio. Il Palermo è su questa linea e oltre ai risultati del campo, lavoriamo sulle strutture che ci permetteranno di creare un asset finora qui mai realizzato, il centro sportivo di Torretta: credo che entro aprile la squadra potrà allenarsi su un terreno di sua proprietà». 
 
Com’è fare il presidente col 20% delle quote? Quanto potere decisionale si riconosce?

«La stessa di prima perché anche quando avevo il 100% non ho mai assunto decisioni sul piano tecnico lasciandole a ds e Ad. Sul mercato a me piaceva Cianci, ma Castagnini volle Brunori e ha fatto bene! Mi imposi solo su Baldini, perché avevo la sensazione che ci volesse la sua follia per poter vincere. Credo nelle deleghe e nello scegliere bene ruoli e uomini. La quotidianità la gestisce Gardini (Dg scelto dal City, ndc) come prima Sagramola». 
 
Baldini le è rimasto nel cuore.

«Continuo a sentire Silvio, condivido in pieno il suo discorso sul percorso che conta più del risultato anche se oltre una certa soglia una società deve intervenire. Baldini è una persona straordinaria, ha doti e qualità uniche, non discuto la sua scelta di andare via, abbiamo superato anche quella». 

Corini è diverso. Ma ha attraversato brillantemente il periodo di bufera.

«Cambiare allenatore una settimana prima del via oggettivamente ha reso il lavoro difficile a tutti: con la fretta si commettono più errori. 5 sconfitte su 6 gare sono state dure da digerire ma un bambino deve cadere per crescere. Ci siamo rilassati dopo il ritiro a Manchester, Corini è stato bravo a riprendere la squadra. Qui si è visto il metodo City, l’allenatore lavora secondo criteri codificati, controllati quotidianamente dalla società. C’è un aiuto reciproco. Oggi meritiamo i punti che abbiamo ma attenzione, il confine è labile e la salvezza, lo ripeto, l’unico obiettivo: io non credo nei play off ma sfido la squadra a smentirmi…».

Dal mercato arriva Orihuela.

«Il ragazzo è un enorme investimento del City ma non gli mettiamo sulle spalle troppe responsabilità. Il tifoso si aspetta sempre dei “nomi” ma Brunori chi lo immaginava così forte? E Gomes? Orihuela non ha mai giocato in Europa, la sua esperienza sarà diversa. Le cose si costruiscono con pazienza, alla città chiedo partecipazione. L’idea del futuro è migliorare tenendo la base attuale, il risultato dipenderà da molte variabili». 
 
Per le feste ha mandato un augurio agli ex compagni d’avventura Di Piazza e Sagramola?

«No, ma hanno fatto parte del percorso rosanero, c’è chi è sceso prima, e chi dopo. Invece li mando ad Andrea Accardi, che dopo 6 anni ha lasciato i colori rosanero dopo averli onorati ed aver dato tanto al Palermo. Nel senso dell’appartenenza che resta un valore per noi essenziale». 


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