Milano regina d’Europa: ora nei quarti ci può essere un derby da brividi

Con tre club nei quarti torneremmo al 2006: allora avevamo i soldi e adesso abbiamo le idee. Inzaghi è da classiche e non da grandi giri

E ora, il Napoli. Poi sarà gloria, orgoglio, storia: l’Italia non porta tre squadre nei quarti di finale della Champions dal 2006, diciassette anni fa, e stavolta ci siamo davvero vicini dopo che l’Inter ha seguito il Milan catapultandosi tra le prime otto d’Europa. Inzaghi come Pioli: si è qualificato grazie allo zero a zero in trasferta dopo avere vinto uno a zero a San Siro. Qualcuno dirà che siamo tornati i catenacciari d’un tempo e in effetti non prendiamo mai gol (non ne abbiamo subito nemmeno uno nelle cinque partite degli ottavi giocate finora). Noi, in realtà, abbiamo visto squadre che si sono difese con organizzazione e cuore, lucidità e tenacia, costrette a coprirsi anche per le qualità degli avversari. Certo, c’è stata qualche grande sofferenza, ci sono stati momenti difficili, c’è stato anche un aiuto da parte della fortuna (incredibile quanto accaduto davanti a Onana durante i minuti di recupero, tra salvataggi sulla linea e pali). Milan e Inter, però, sono uscite imbattute dalle case di Tottenham e Porto senza rubare alcunché, nonostante i timori della vigilia. E poi sapersi proteggere, evitare di incassare reti, non è disonore ma merito.

Allenatore da coppa

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Inzaghi ha portato l’Inter nei quarti di Champions a distanza di dodici anni dall’ultima volta. Si è confermato animale da coppa: nel confronto diretto, nel dentro o fuori, non sbaglia quasi mai, al contrario di quanto accade in campionato. Evidentemente è un uomo da corse in linea, Simone, non da grandi giri, da Milano-Sanremo e non da Giro d’Italia. Ma il peso è ovviamente diverso se la classica in questione è la Champions anziché la Coppa Italia o la Supercoppa di casa nostra. Ora l’Inter può guardare avanti con fiducia rinnovata: ha mollato la lotta scudetto troppo presto, ma è affascinante quanto può capitarle in Europa da qui in avanti. Perché ormai nessun traguardo è precluso a nessuno. E non dimentichiamo che il sorteggio di venerdì contempla l’ipotesi di confronti diretti tra squadre dello stesso paese. Immaginate quale significato avrebbe un doppio derby di Milano – l’unica città con due squadre tra le prime otto del continente – nei quarti di Champions.

Missione azzurra

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E ora, il Napoli. La strada verso la qualificazione per Spalletti sembra aperta, anzi apertissima dopo il 2-0 di Francoforte, eppure non c’è un solo momento in cui l’allenatore non predichi prudenza, attenzione, umiltà. Normale e giusto che sia così, anche se pare davvero difficile che la qualificazione dei padroni della Serie A possa essere messa in discussione dall’Eintracht. Gli azzurri sono decisamente più forti degli avversari, vivono un momento di forma molto migliore, hanno quei due gol di vantaggio e un popolo intero pronto a spingerli oltre l’ostacolo. E poi hanno dimostrato più e più volte, nel corso della stagione, di non avere i difetti che di solito emergono anche nelle squadre dominatrici: nessuna distrazione, nessuna presunzione e nemmeno qualche calo fisico che sarebbe perfino comprensibile in considerazione del numero di impegni e dell’intensità delle prestazioni.

Gli “ex ricchi”

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È chiaro che le insidie ci sono: emotive, perché devono essere gestite sensazioni nuove per la maggior parte degli azzurri; tecniche, perché i tedeschi non sono brutti come sono sembrati (e come il Napoli ha fatto apparire) in occasione della gara d’andata. Tanto basta per non dare niente per scontato. E ora, il Napoli. Per completare l’opera, per invadere la Champions come eravamo capaci di fare una ventina d’anni fa. Quando, però, eravamo ricchi: i più ricchi. Riuscire a portare tre squadre nei quarti in questa era così difficile e povera per il nostro calcio sarebbe un’impresa ancora più grande rispetto a quella di allora: meno soldi, meno campioni, risultati comunque straordinari. Perché a volte il calcio è anche una questione di idee. E noi in questa stagione ne abbiamo avute di buone, buonissime. O addirittura di geniali, come quelle del Napoli. L’unica che manca all’appello, per ora.

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