Milan, senti Kalac: “Gigio è un mostro, tienitelo stretto”

Parla l’ex portiere rossonero: “Donnarumma è una forza della natura, come il mio Milan di quegli anni. Meriterebbe una serie tv… Dida? Se mi vuole come assistente, io ci sono”

Francesco Pietrella

24 marzo – Milano

La nomea di “tipo freddo” si sgretola al primo saluto: “Hey man”. Zeljko Kalac ti accoglie così, come se ti conoscesse da una vita. Portierone di due metri e più, campione d’Europa con il Milan nel 2007, 56 partite in 4 anni in rossonero. “I momenti più belli della mia vita, eravamo uno squadrone…”. Storico vice Dida, 48 di piede e guanti su misura. Taglia 13. “Ne ero gelosissimo. A Perugia li nascondevo dentro lo stadio”. Oggi fa l’allenatore, ha 48 anni e viaggia tra Croazia e Australia (in Grecia l’ultima esperienza). A inizio marzo è tornato in campo per divertirsi. Un tempo tra i pali al Tompojevci, settima divisione croata.

Kalac, per caso riprende a giocare?

“Non scherziamo. Ho giochicchiato un po’ nella squadra in cui è cresciuto mio padre, ma solo perché mancava un portiere”.

E come è andata?

“All’inizio bene. Ma il giorno dopo ho visto le stelle”.

Parliamo del Milan.

“Quest’anno bene, Pioli ha fatto un gran lavoro. Tifo per loro, devono tornare a essere quel Milan”.

Cioè il suo? Quello che imperava in Europa.

“Ogni cosa era al top. Respiravi vittoria ovunque andassi. Al bar, al ristorante, ovviamente in campo, anche quando i giardinieri tagliavano l’erba. Era così perfetto che perfino i camerieri mettevano pressione. Su di noi avrebbero dovuto fare una decina di serie tv, altroché”.

Oggi è una squadra giovane, chi le piace di più?

“Dico Leao e Calhanoglu, fortissimi. E poi c’è Donnarumma: un fenomeno. Ha carattere, grinta, sa stare in porta. Un portiere da Milan”.

Rinnovo obbligatorio, quindi?

“È un mostro, può diventare il portiere più forte del mondo. E non ha ancora raggiunto il suo massimo. Per certi versi mi ricorda Dida”.

Oggi preparatore dei portieri rossoneri, tra l’altro.

“Ci ho parlato qualche mese fa e mi ha confermato ciò che penso. Siamo rimasti amici. Uno come Dida può trasmettergli l’arte della vittoria, lo sta aiutando molto in questo. Gigio è una forza della natura. Fossi in Maldini non me lo lascerei sfuggire”.

A proposito di Maldini: è lui il top player del Milan?

“Sì, conosce come vincere e lo trasmette agli altri. Pretende perfezione. Le racconto questa: una volta mi cazziò perché spazzai un pallone in fallo laterale. Me l’aveva passata bene, ma con l’uomo in arrivo decisi di buttarla in tribuna. Non l’avessi mai fatto. Il bello è che vincevamo 2-0…”.

Ora in campo c’è Ibra a mettere tutti in riga.

“Anche lui ha il culto della vittoria. Quando sei un fenomeno l’età non conta nulla, soprattutto al Milan. Vedi Seedorf o Costacurta. A ottobre farà 40 anni, e allora? Se gioca così è giusto tenerlo. Un campione”.

Nel suo Milan ce n’erano tanti.

“Uno spogliatoio divertente, ogni giorno ce n’era una. Pirlo, Oddo, Gattuso, Kaladze, Inzaghi. Passavano il tempo a stuzzicarsi. Pippo era un continuo, ma una volta le prese da Stam. Lo infastidì a tal punto che ‘Jappy’ lo buttò nella vasca dello spogliatoio. Quando Stam perdeva la testa era meglio scappare”.

Inzaghi, col suo Benevento, ha battuto la Juve di Pirlo. Sorpreso?

“Non potevo crederci, quest’anno la Juve è irriconoscibile, ma Pippo in testa ha sempre avuto il calcio. Un fissato. Lo vedevo già in panchina”.

E Andrea, invece?

“Meno. Un ragazzo calmissimo, quasi di ghiaccio, ma era un continuo di scherzi e prese in giro. Dove c’era il casino, c’era lui. In campo, però, non perdeva mai la testa. E forse è questo il suo bonus. Pirlo era come Ancelotti: la pressione non li sfiorava. Ricordo partite in cui a fine primo tempo eravamo 0-0, Carletto scendeva nello spogliatoio con il suo aplomb e diceva ciò che dovevamo fare. Vincevamo sempre”.

Un aneddoto che le è rimasto impresso?

“Dopo due partite senza vittorie il presidente Berlusconi veniva a Milanello col suo elicottero e riuniva la squadra in campo. ‘Ragazzi, cosa succede? Qui avete tutto. Non vi manca nulla per vincere le partite’. Una mentalità mai più ritrovata”.

Il ricordo più bello al Milan?

“La finale di Champions vinta col Liverpool. Il sogno di una vita. Io, un ragazzo australiano campione d’Europa. Nel 2005 avrei potuto scegliere la Roma o la Fiorentina, ma quando chiamò Galliani non ci pensai due volte. Il mio obiettivo era giocare nel Milan dei campioni”.

In futuro le piacerebbe tornare?

“Certo. Anzi, la domanda gliela faccio io…”.

“Per caso Dida ha bisogno di un assistente per allenare i portieri? Sarebbe bello lavorare di nuovo insieme”. E magari vincere ancora.

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