Milan, quanto pesa avere un blasone

Chi fosse capitato per la prima volta a San Siro, ieri sera, senza conoscere quasi nulla dei tormenti e degli acciacchi traditi dal Milan in questa stagione di una mancata rifondazione, avrebbe colto al volo i luccicanti pregi e i clamorosi deficit con cui Stefano Pioli, da qualche mese, è costretto a fare i conti a Milanello. Il lampo abbagliante con cui Theo Hernandez e Leao hanno allestito il gol iniziale della sfida di Coppa Italia poi mirabilmente ribaltata dall’Atalanta ha rappresentato una dimostrazione esemplare. Quei due sono nati, senza saperlo, per fare ditta calcistica di grande spessore. Scorazzano sullo stesso binario, sono capaci di scambiarsi pallone, posizione e giocata quasi a occhi chiusi. Ieri sera in un attimo sono partiti in perfetto tempismo come ai vecchi tempi, ai tempi belli dello scudetto, non un secolo fa, primavera del 2022. E sul lancio vellutato di Reijnders, sono riusciti a piombare in area atalantina fulminando Carnesecchi. È questa l’arma migliore dell’attacco milanista di quest’ultima era targata fondi americani, prima Elliott e adesso RedBird, scovati entrambi dall’intuito della coppia Boban-Maldini: il primo vaticinò in tempi non sospetti l’esplosione del portoghese, il secondo volò a Ibiza per convincere il francese ad accettare il trasferimento dal Real Madrid.

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