Milan, presente e futuro: è la capolista più giovane dell’ultimo decennio

Nessuna squadra in testa dopo 34 giornate aveva un’età media così bassa: 26 anni e 72 giorni. È l’eredità che Elliott consegnerà a Investcorp

Il problema si chiama Zlatan Ibrahimovic. È lui che rovina la media. E anche Giroud, Kjaer, Florenzi e Messias non aiutano granché. Non fosse per questi ultratrentenni – nel caso di Ibra addirittura over 40 -, il Milan sarebbe ancora più giovane… e il dato sull’età media della squadra che Stefano Pioli sta lanciando verso il sogno scudetto farebbe ancora più impressione. Lo spogliatoio rossonero fa segnare 26 anni e 72 giorni, controllando le date di nascita sulle carte d’identità e dividendo la somma ottenuta per il numero dei giocatori in rosa. Notevole, se si considerano le insidie che un campionato complesso e difficile come quello italiano presenta. L’allenatore lo ripete spesso, nelle interviste: “Ricordatevi che questo è un gruppo giovane, anche se ormai ha acquisto un buon grado di esperienza”. Qualche piccolo blackout mentale si spiega anche così.

La “classifica”

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Ma giovane quanto? Facciamoci aiutare dall’elaborazione Opta, per avere un parametro indicativo. Considerando le ultime dieci edizioni della Serie A e fotografando le classifiche alla 34esima giornata, non c’è capolista con un’età media più bassa di quella rossonera attuale. Ovvio che si parli quasi sempre di Juve, visto il dominio nazionale che i bianconeri hanno esercitato dall’ultimo scudetto rossonero in poi. L’Inter entra nel discorso solo una volta, quella che ha portato allo scudetto 2020-21: Conte allenava un parco giocatori nati mediamente 28 anni e 193 giorni prima. Proprio Antonio guidava la Juve della stagione 2012-13, che con 27 anni e 337 giorni di media è la seconda squadra più “verde” in questa lista. E la più vecchia? La Juve di Allegri edizione 2017-18, con 29 anni e 118 giorni.

Filosofia

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Poter contare su un Milan giovane – e quindi con prospettive di futuro decisamente rosee – è una delle eredità più importanti che il fondo Elliott lascerà a Investcorp, non appena sarà tempo di firme e di closing per il passaggio di proprietà. Conti a posto, brand rivitalizzato e un parco giocatori di prospettiva, capace di competere per la vittoria già adesso pur avendo ancora margine di miglioramento. L’a.d. Gazidis, di concerto col d.t. Maldini, col d.s. Massara e col capo-scout Moncada, nel quadriennio targato Elliott ha dato sempre lo stesso comandamento: compriamo calciatori giovani, talenti che possano maturare all’interno del club per rinforzare la rosa o essere magari rivenduti con plusvalenza. Le eccezioni venivano fatte solo per campionissimi (Ibrahimovic) o “senatori” in grado di trainare i compagni dal punto di vista emotivo.

Primavera stonata

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In tutto questo, la continuità è garantita dal settore giovanile, oltre che dalle scelte di mercato. Le Under rossonere fanno bene in quasi tutti i campionati, ma qualche preoccupazione arriva dalla Primavera, che rischia nuovamente la retrocessione dopo quella avvenuta nel 2019: al posto di Giunti, appena esonerato, in panchina per il finale di campionato è stato promosso Terni dall’Under 18. Rispetto ad altre società, va detto, il Milan considera meno importanti i risultati della Primavera, spesso utilizzata come un laboratorio in cui provare ragazzi sotto l’età media consentita dal torneo. Ma insomma, qualche sorriso in più anche su quel fronte non guasterebbe: in fondo – come dimostra il difensore Luca Stanga, che in questa stagione ha debuttato in A – si tratta dei ragazzi più vicini a poter dare un contributo alla prima squadra.

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