Milan, mezzo harakiri: pari con la Samp, che fatica la strada per la Champions

I rossoneri rimediano con Hauge al gol di Quagliarella (regalo di Hernandez), prendono un palo nel recupero con Kessie, ma non vanno oltre il punto e rallentano nella corsa per i primi quattro posti

Marco Pasotto

3 aprile – Milano

No, a differenza di 22 anni fa questo Milan-Samp certamente non rimarrà nella storia rossonera come una delle partite chiave per la rimonta scudetto. A San Siro finisce 1-1 e questo risultato, probabilmente una volta per tutte, deve chiarire bene quale sarà l’unico obiettivo rossonero nelle prossime nove gare: la qualificazione in Champions, non ci può essere spazio per altro. Anche perché il Diavolo prosegue a farsi del male da solo in casa, dove la vittoria più recente risale a un’era geologica fa – 7 febbraio col Crotone – e il cammino parla di un solo successo nelle ultime sei partite al Meazza.

Finisce uno a uno ma Quagliarella vince la sfida “arzilla” con Ibrahimovic, 77 anni in due, quelli dei gol acrobatici, tutti e due in scadenza di contratto, totem per entrambe le squadre e anche per i club. E, a proposito di gol pregevoli, il Quaglia non si è smentito. I complimenti vanno alla Samp, che ha giocato meglio e ceduto il passo soltanto dopo l’espulsione di Adrien Silva al quarto d’ora della ripresa. Il Milan, dopo un primo tempo per la maggior parte orribile, ha pagato l’appannamento di troppi giocatori basilari, evidentemente fiaccati dalle nazionali: Ibra, Calhanoglu, Kessie. Notevole, come spesso accade, la reazione nel finale, dove il Diavolo è anche andato a un soffio dalla vittoria. Ma quando ci si muove soltanto all’ultimo respiro, non può essere sempre festa. La partita ha raccontato che il primo vero pericolo per la Samp è arrivato al 37’ della ripresa.

Ancora problemi davanti

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Pioli ha dovuto nuovamente riformulare soprattutto la fase offensiva, vista l’indisponibilità di Leao, Mandzukic e Diaz, e con Rebic confinato a sorpresa in panchina. Evidentemente il croato, reduce da un’infiammazione all’anca che si è trascinata a lungo, non è ancora del tutto pronto. Al suo posto c’è finito Krunic, jolly buono per tutte le occasioni e posizioni, con una trequarti completata da Calhanoglu e Castillejo. Lo spagnolo a destra racconta l’altra grande novità: ovvero Saelemaekers arretrato terzino destro (come agli albori della sua avventura in rossonero), preferito sia a Dalot che a Kalulu. Tomori ha rilevato l’infortunato Romagnoli, Bennacer e Kessie sono tornati a far coppia dall’inizio dopo una vita e in avanti fari puntati su Ibra. Ranieri, a cui la sosta ha sottratto Ekdal (al suo posto Silva), tornato infortunato dalla Svezia, ha risolto due dei dubbi della vigilia in questo modo: a destra in difesa dentro Bereszynski e sulla corsia sinistra a centrocampo dentro Damsgaard. Al centro della difesa, Tonelli preferito a Yoshida e davanti confermato il tandem Quagliarella-Gabbiadini (per loro è stata solo la terza volta stagionale insieme dal primo minuto).

Samp sulle fasce

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La prima mezzora di partita resterà scolpita come una delle più brutte giocate dal Milan in tutta la stagione. Incapace di alzare il ritmo, di liberarsi dalla pressione avversaria, di servire il suo centravanti. Incapace praticamente di qualsiasi cosa, ma capacissimo di sbagliare tanti, troppi palloni in uscita, consegnati a una Samp perfetta nei movimenti di gruppo: reparti corti, baricentro alto ed esterni molto aggressivi. Damsgaard a sinistra e soprattutto Bereszynski dall’altra parte sono stati punture costanti nei fianchi rossoneri. Disarmante, a tratti, la facilità con cui i blucerchiati si sono affacciati all’area del Milan, entrandoci spesso. Spiegazioni? Detto dell’approccio corale spavaldo e atleticamente molto efficace del Doria, il Diavolo non è stato in grado di fare filtro in mediana (particolarmente appannato Kessie) né di ripartire efficamente con Calhanoglu e Krunic, il più delle volte avulsi dalla manovra (un pelo meglio Castillejo). Risultato scontato: anche Ibra fuori dal coro, a dannarsi l’anima per cercare di dettare qualche passaggio. Se la Samp non ha chiuso i primi 45 in vantaggio è soltanto grazie alle individualità (e non alla fase difensiva di squadra) rossonere: Kjaer ha evitato con una diagonale perfetta un tragico faccia a faccia di Donnarumma con un avversario, Hernandez ha salvato un gol praticamente fatto anticipando Damsgaard e Gigio ha sfornato il consueto mezzo miracolo su un colpo di testa di Thorsby (dopo aver disinnescato in precedenza l’ottimo Gabbiadini). Intorno alla mezzora la Samp ha abbassato il ritmo e da lì in avanti è cambiata totalmente l’inerzia: nessun pericolo vero in realtà per la porta di Audero, ma una pressione rossonera costante, senza concedere tregua.

Reazione

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Insomma, poteva essere un indizio importante in vista della ripresa, ma così non è stato. Anzi, la Samp è passata grazie a un regalo del Milan. Minuto 12, appoggio suicida di Hernandez finito tra i piedi di Quagliarella che con un pallonetto – magnifico – di prima intenzione ha superato Donnarumma, fuori dai pali. Un regalo di cui la Samp si è parzialmente sdebitata un paio di minuti dopo, con Adrien Silva che si è scioccamente fatto ammonire per la seconda volta e ha lasciato i compagni in dieci per oltre mezzora. A quel punto Pioli ha speso i suoi jolly (prima Rebic e Tonali per Krunic e Bennacer, poi Hauge per Castillejo), passando a una sorta di 4-4-2 con Rebic più vicino a Ibra. L’uomo in meno col passare dei minuti si è fatto sentire sempre di più, trasformando una buona conduzione del match in un assedio rossonero sempre più intenso e totale. Gli ultimi dieci minuti sono stati praticamente giocati davanti alla porta di Audero, salvata in un’occasione da Colley su Rebic e capitolata su un bello spunto di Hauge, che si è liberato di Candreva e ha beffato il portiere blucerchiato. Era il 42’ e ovviamente il Milan ha insistito. Prima una botta di Calhanoglu (parata con difficoltà) e poi, in pieno recupero, un palo di Kessie. Per il Milan è finita così, con l’ennesima occasione sprecata fra i muri di casa.

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