Milan, meno corsa (e fatta male) e poca testa: tutti i problemi di Pioli

Il Diavolo è al 14° posto in campionato per distanza percorsa in partita, ma è soprattutto questione di intensità e attenzione. Male anche su seconde palle e contrasti

A casa Milan gira tutto al contrario. Legge di Murphy applicata alla banda Pioli: “Se qualcosa può andare storto, lo farà”. E infatti Theo si fa male prima della Lazio, la riserva Dest si perde Marusic sul 2-0, il diffidato Bennacer calcia il pallone a trenta metri facendosi ammonire e Calabria perde quasi tutti i duelli con Zaccagni. Il 2023 del Milan è da picchiata: una vittoria, tre sconfitte, due trofei persi in quattro giorni, tre schiaffi presi a Riad, quattro a Roma e due pareggi. Problema fisico? Mentale? Di gioco?

Sprofondo

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A Milanello, nelle stanze dei bottoni dove ogni dato viene analizzato al dettaglio, sono sicuri: fisicamente il Milan c’è. O per lo meno non è in calo drastico come possono suggerire i risultati. I numeri della partita di Roma, ad esempio, ci dicono che la squadra di Pioli ha tenuto di più il pallone, ha cercato di affondare, ha creato qualcosina, ma che al tempo stesso ha vinto meno della metà dei contrasti dei biancocelesti (8 a 17). Tradotto: il Milan ha perso quasi tutte le seconde palle. Lì dove c’è da mettere intensità e gamba, testa e grinta. Al netto di un’ottima partita di Milinkovic e compagnia, forse la migliore dell’era Sarri, il Milan si è visto davvero poco. Il bello è che ad aprile 2022 Tonali segnò all’Olimpico a tre secondi dalla fine, vincendo una partita tosta all’ultimo minuto. In nove mesi è cambiato tutto. E in negativo.

La difesa

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I punti fondamentali del piolismo sono stati cancellati: su tutti la difesa, fiore all’occhiello della qualificazione in Champions del 2020-21 e dello scudetto. Due anni fa, dopo un secco 3-0 contro la Lazio, il Milan si riorganizzò e non prese più gol fino alla fine. Ora il passo sembra più complicato. Kalulu e Tomori – ieri infortunato – hanno abbandonato i vertici delle statistiche individuali. Leao è ancora il giocatore che dribbla di più in Serie A (32 uno contro uno riusciti), ma nel 2023 è un altro. Meno incisivo, più fumoso, linguaggio del corpo diverso. Il pomo della discordia che ha disunito il Milan, forse, è stato il ritiro di Dubai a dicembre, dove la squadra ha segnato un solo gol e ne ha subiti nove, perdendo tutte le amichevoli (Arsenal, Liverpool). I primi scricchiolii erano già evidenti nel deserto, ma sembravano rumori passeggeri.

Il gioco

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Capitolo squadra: il Milan è 14° per distanza percorsa in partita – 107,075 km – dietro Lazio, Inter, Juve, Roma. Il tema, forse, non è solo quanto corre, bensì come corre. La copertura del campo, il pressing, l’intensità. Un problema di testa e motivazioni, forse. Tonali è in calo, Diaz si è eclissato dopo un ottimo inizio, De Ketelaere non ha inciso come avrebbe dovuto (e in campionato non gioca titolare da diversi mesi). In mezzo si salva solo Bennacer, di sicuro il migliore – o tra i migliori – della stagione. L’esempio è nelle verticalizzazioni: ieri 138, contro le 176 della Lazio. Sarri si conosce, gioca così, palla a Luis Alberto e qualcosa farà, Tonali e Bennacer sono centrocampisti diversi, ma la spinta offensiva è tutt’altra cosa rispetto a quella della stagione scorsa. Il Milan ha bisogno di ritrovarsi soprattutto dal punto di vista mentale. Pioli, in questo, è sempre stato bravo: dopo il 5-0 a Bergamo nel 2019 ha ripreso la squadra per i capelli e l’ha portata ai traguardi raggiunti. Ora è costretto di nuovo ad azzerare tutto.

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