Milan, ecco chi è Kamara: il Marsiglia nel destino, i rossoneri nel futuro?

Da sempre tifoso dell’OM, il giovane mediano gioca anche da centrale e ha sempre stupito per calma e personalità. Da Garcia a Sampaoli, tutti i suoi allenatori hanno scommesso su di lui. E Maldini e Massara lo osservano da vicino…

Uno dei suoi primi allenatori l’ha inquadrato così: “Kamara pensa al Marsiglia pure mentre dorme…”. Così da sempre, in campo e fuori, da mediano corsa e grinta e pure da tifoso. Da ragazzino girava intorno allo stadio insieme a sua madre, corsa di Ajaccio, dicendole che un giorno avrebbe giocato lì. Le tirava la gonna pregandola di comprargli un biglietto in curva: “Sei piccolo, tra qualche anno”. Boubacar Kamara ne aveva 6 e pensava solo al Vélodrome. Non ha visto i successi di Tapie ma ricorda l’ultimo titolo vinto con Deschamps, 2010, uno che ora lo potrebbe convocare con la Francia. È nato l’anno in cui Simone Inzaghi entrava nella storia della Champions siglando 4 gol al povero Marsiglia, e il giorno in cui il fratello espugnò il Vélodrome con una doppietta aveva 9 anni. Magari era sugli spalti.

pane e marsiglia

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Kamara è nel mirino del Milan da diverso tempo. Maldini e Massara ormai hanno messo sott’occhio la Ligue 1, e il ventunenne di Marsiglia è una certezza da diverso tempo: quest’anno ha giocato 14 partite, l’anno scorso 43, quello prima 28. Classe 1999 come Diaz, Saelemaekers e Leao, Kamara è stato uno dei capitani più giovani della storia del suo club. Nel 2018, a 18 anni e poco più, era già titolare con Rudi Garcia, che ne parlava come un predestinato. “Ha talento da vendere, si farà”. Un po’ centrale e un po’ mediano poi. “Bouba” ha iniziato a giocare in difesa, ma col tempo si è spostato in mezzo per questioni tecniche. Punti di forza: è bravo a rompere il gioco, in marcatura e pure di testa, tant’è che in molti pronosticano un futuro da difensore. Un ruolo già ricoperto da ragazzino e nei primi anni da professionista. Nel 2017 è diventato il più giovane giocatore dell’OM a disputare un match europeo, in campo a 17 anni e 10 mesi contro il Konyaspor. “Un sogno realizzato. Da piccolo andavo allo stadio a tifare la squadra, ora sono qui…”. L’avevamo capito, ce lo portava mamma Cathy. Alla fine ha ceduto.

tranquillità

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Cresciuto nel distretto di Soude, il nono della città, ha sempre avuto il pallone in testa. Bernard Ambrosino, uno dei suoi allenatori dell’Under 13, l’ha sempre descritto come un predestinato. “Brillava per la calma, il controllo della tensione. E poi non si infortunava mai”. Sempre in campo dal primo all’ultimo minuto. “Una volta dribblò due attaccanti nella sua area con una tranquillità estrema”. Rudi Garcia l’ha buttato nella mischia a 17 anni in Coppa, Villas-Boas e Sampaoli hanno continuato a crederci. In estate ci ha provato anche la Lazio, ma il club ha detto no (avevano provato a inserire Escalante nell’affare). Il Milan continua a monitorarlo, il contratto scade a giugno e qualche margine c’è. Intanto “Bouba” vive il suo sogno. Dagli spalti al prato del Vélodrome. Il biglietto non serve più.

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