Milan, che serataccia: sbatte sul muro Newcastle e si fanno male Maignan e Loftus-Cheek

Nonostante le varie chance capitate a Giroud, Theo e Leao (soprattutto lui), i rossoneri non vanno oltre il pareggio

Marco Pasotto

19 settembre – MILANO

Due buone notizie e due cattive. Partiamo da quelle buone. La prima: il Milan ha spedito in soffitta il derby, chiuso nel baule degli oggetti in disuso: tre giorni sono bastati per recuperare spirito e gioco. 


La seconda: pace fatta con la propria gente, che ha rivisto quanto esigeva. Testa giusta e intensità. La cattiva: questa, nelle proiezioni più logiche del girone nelle prossime settimane, era una partita da vincere a tutti i costi. L’altra cattiva: il Milan avrebbe meritato non solo di vincere, ma una vittoria rotonda. E uscire da questo match pieno zeppo di ghiottonerie sotto porta senza nemmeno un gol, è blasfemia calcistica. Un tiro al bersaglio per il festival dello spreco contro un avversario decisamente lontano dagli standard inglesi che si potevano immaginare. Diciamo anche che il pronto soccorso Ibra ha funzionato. E’ stato un Milan che – sotto gli occhi di Cardinale – ha ripreso vigore e vitalità, anche se su questa partita incombono due macigni: gli infortuni di Loftus-Cheek e soprattutto quello di Maignan. Qualcosa che, in attesa di saperne di più, risprofonda il mondo rossonero nel panico.

le scelte

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Sono tre i cambi di Pioli rispetto all’incubo stracittadino. Uno possiamo definirlo automatico, col rientro di Tomori accanto a Thiaw. Gli altri invece sono scelte ponderate: esordio assoluto in rossonero dal primo minuto per Chukwueze al posto di Pulisic e prima da titolare stagionale anche per Pobega, con Reijnders – il migliore della mediana, fino al derby – in panchina. Evidente l’intenzione del tecnico di irrobustire ulteriormente il centrocampo. Il resto è rimasto invariato, con Loftus-Cheek sul centrodestra, Giroud e Leao a completare il tridente d’attacco. Howe, privo a centrocampo di un cardine come Joelinton, ha piazzato sul centrodestra Longstaff, con Tonali mezzala sinistra e Bruno Guimaraes davanti alla difesa. Al centro dell’attacco lo svedese Isak, un altro ragazzo della “scuderia Ibra”.

coraggio

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La buona notizia è che il derby shock è stato elaborato e superato. Il Milan, spinto da un San Siro impeccabile, inizia con personalità e con coraggio. Banalmente: come se tre giorni prima non fosse successo nulla. Chi si era nascosto, ora si fa dare palla. Chi non andava oltre l’appoggino a tre metri, adesso alza la testa e verticalizza. Chi era rimasto in ombra, salta l’uomo. O quanto meno ci prova. Merito anche di un giro palla più rapido (ci voleva poco) e di inserimenti più frequenti, coraggiosi e decisi di alcune figure chiave che non dovrebbero mai mancare all’appello: Hernandez e Loftus-Cheek, in particolare. L’inglese si muove molto centralmente, sul terreno di Bruno Guimaraes, schermando le idee del portoghese. Pobega si sgancia nei momenti giusti. A faticare un po’ di più semmai sono gli esterni: sia Leao che Chukwueze tentano spesso lo spunto, ma risultano troppo pasticcioni anche se ottengono lo scopo di intimorire la fase difensiva bianconera. Il Milan dirige e crea anche perché, dopo una prima fase di pressione ben organizzata, il Newcastle perde metri di campo e gioca con un’idea ben chiara dalla tribuna: addormentare il più possibile il match. Sgonfiare gradualmente la ferocia rossonera.

tiro al bersaglio

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Strategia rivedibile perché il Milan è affamato di rivalsa e di gol. Il problema è che davanti alla porta il Diavolo combina di tutto. L’emblema al minuto numero 34, quando Leao si porta a spasso quattro inglesi e incredibilmente, a porta spalancata, invece di concludere col destro tenta un tacco assurdo lisciando la palla. Roba da fustigazione nello spogliatoio. Un’azione che vede poi il destro Pobega stoppato sulla linea da un difensore e Loftus-Cheek murato due volte. Roba da non credere. Un Milan che ha bersagliato a più riprese la porta bianconera difesa da un Pope poco sicuro. Ci hanno provato Pobega e Krunic dalla lunga distanza, generando parate difficoltose. Ci ha provato Hernandez di testa da pochi passi: Pope, immobile, si è ritrovato la palla fra le mani e ha ringraziato il suo angelo custode. E ci ha provato, di testa, anche Giroud, rimbalzato sui guanti del portiere bianconero. Alla fine del primo tempo: 14 tiri a 1 per il Milan. Ma zero gol.

peccato capitale

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Nella ripresa fuori l’ammonito Calabria per Florenzi e stesso spartito del primo tempo. Milan con la palla fra i piedi, Newcastle ad attendere e, all’ora di gioco, altri due ingressi: Pulisic per Chukwueze e Reijnders per Pobega. L’olandese ha sulla coscienza l’ennesima occasione d’oro: slalom centrale fra due avversari, specchio della porta che si spalanca, tiro morbido come un soufflé tra le braccia di Pope. Un altro peccato capitale. Il tiro al bersaglio è proseguito con una torsione di testa di Leao alta di un’inezia e con Pulisic e Hernandez murati dalla diga umana in mezzo all’area inglese. Alla mezzora Loftus-Cheek ha alzato bandiera bianca per guai muscolari (dentro Musah), ma la grande paura è tutta per Maignan: fuori anche lui per problemi fisicia dieci minuti dal 90’. Dentro Sportiello. La pressione rossonera è ulteriormente aumentata nel finale, ma si è inceppata nella scarsa vena di Leao, che ha di nuovo perso il tempo corretto a pochi passi dalla porta. Nel finale, il Diavolo ringrazia Sportiello, che devia il siluro di Longstaff sopra la traversa. Così sarebbe stato davvero troppo.

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