Mezz’ora per un tiro: per la Champions serve un Milan più aggressivo

“Approccio sbagliato”, ha detto Pioli dopo il pari con la Samp: la sua squadra è migliorata nella ripresa, ma per chiudere tra le prime quattro non può permettersi partenze così lente

Stefano Pioli non è il tipo che cerca scuse. E dopo il pari con la Samp ha usato due parole semplici e chiare, in riferimento al suo Milan: “approccio sbagliato”. Ritmo basso, poca aggressività, scarsa intensità. Poi la squadra s’è scossa, ha chiuso discretamente il primo tempo e ha giocato l’ultima mezz’ora di gara costantemente all’attacco, visto lo svantaggio nel risultato e la superiorità numerica per l’espulsione di Adrien Silva. Ma per centrare l’obiettivo Champions, considerando che 7 squadre sono in lotta per 4 posti e che uno è verosimilmente già dell’Inter, andranno evitate ulteriori false partenze. Per calciare la prima volta verso la porta di Audero il Milan ha impiegato mezz’ora: un lasso di tempo troppo lungo, che ha dato subito coraggio ai blucerchiati, protagonisti assoluti per metà abbondante del primo tempo.

Chi tira di più

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Nessun tiro nello specchio fino all’intervallo: era già capitato contro Atalanta e Spezia, è successo di nuovo. Poi la musica è cambiata, come detto. Anche perché, se guardiamo i dati complessivi sulla stagione (con l’aiuto di Opta), il Milan non è affatto una squadra timida quando c’è da calciare. Né la media è scesa in maniera così significativa nella seconda parte del campionato. Tradotto in cifre: il Milan è la quinta squadra per tiri, dietro a Napoli, Atalanta, Juve e Inter. E se fino al 19° turno aveva 15,3 tiri di media a partita, ora è a quota 14,7.

Fermi al palo

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Uno dei tiri verso la porta della Samp è arrivato al 93′, partito dal piede di Franck Kessie: deviazione e palla sul palo, il 19° “legno” in campionato. Nessun’altra squadra di Serie A è stata così sfortunata, o imprecisa così tante volte per così pochi centimetri, fate voi. Se quel pallone fosse entrato il Diavolo ora avrebbe due punti in più, ma c’è da scommettere che Pioli non sarebbe stato soddisfatto lo stesso. Vuole un altro atteggiamento, un’altra rabbia agonistica, un altro Milan.

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