Mexes: “Ero stanco di andare ad allenarmi e vedere gente giovane che non aveva la grinta”

L’ex difensore: “Mancini può diventare un leader, con Mourinho la Roma deve ritornare a vincere. Sensi il ricordo più bello, la partita con la Samp il più brutto”

Redazione

12 ottobre

“Vivo un po’ a Roma e un po’ in Francia, sono cresciuto nella capitale come uomo e come calciatore, sono rimasto legato a questa città affettivamente e sono contento di esser tornato qui”. Philippe Mexes, ex difensore della Roma, è intervenuto ai microfoni di Retesport 104.2 nello spazio pomeridiano di 1927.

Queste le sue dichiarazioni: “E’ indescrivibile ciò che ho provato nell’indossare questa maglia, era importante per me affermarmi qui a Roma, dopo un inizio di carriera in Francia, iniziai con difficoltà il primo anno, con tanti cambi di allenatori e poi ce l’ho fatta. Ho imparato tanto nella capitale”.

Sui tifosi e la differenza con le altre piazze: “A Roma devi dare sempre soddisfazione ai tifosi, far vedere che dai tutto per questi colori, rappresenti la Roma in Italia e in Europa. La piazza è stupenda e con questa maglia, i tifosi ti danno grandi stimoli. E’ difficile gestire la pressione dell’ambiente, perché ci sono grandi aspettative, quando vincemmo a Madrid era tutto moltiplicato per dieci. Totti ci ha insegnato a rispettare sempre questa maglia”.

Il tuo ricordo più bello? “Il mio ricordo più bello è il presidente Senti: ero giovanissimo quando venni qui, lo conobbi e vederlo nello spogliatoio con la sua passione mi emozionava, ha dato tantissimo per la Roma, mai incontrato un presidente che ha dato così tanto per una società. Abbiamo sofferto tanto la sua scomparsa, abbiamo lottato per ritrovare una stabilità. Non è stato semplice neanche per noi quel periodo. Spalletti sicuramente ha dato una grande stabilità, costruendo un progetto tecnico importante, creando un grande gruppo e rialzando le sorti della Roma”

Se fossi un direttore sportivo, sceglieresti come coppia difensiva Mexes-Chivu o Mexes-Juan? “Sceglierei Mexes-Chivu perché sono un mancino e un destro, poi Juan era un grande, faceva pensare ad Aldair, ma Chivu era più completo, era una vera guida”.

Mourinho a Roma cosa può fare? “Ha tutte le qualità per portare la Roma a vincere, è un allenatore straordinario, spero che con la Roma riesca a fare ciò che fece col Porto, facendola crescere e riportandola dove merita”

Cosa accadde quella sera contro la Samp nel 2010? “E’ la partita che mi ha fatto più male di tutte, avevamo in mano lo Scudetto, ce lo meritavamo, sapevamo quanto contasse per la città che non vinceva dal 2001, secondo me abbiamo sottovalutato il secondo tempo, perché nel primo eravamo in vantaggio. Commettemmo degli errori stupidi, un grande peccato”.

Sei entrato nel cuore dei tifosi, eri chiamato a sostituire un fenomeno come Samuel. Ti rivedi in qualcuno dell’attuale campionato italiano? “Mi ritrovo un pochino in Kjaer nei suoi modi, nel suo look, ha fatto un percorso simile al mio con Roma e Milan”.

Mancini può diventare un leader della Roma? “Penso possa diventare un leader della difesa giallorossa”

Hai smesso relativamente giovane, come mai? “Sono stato un po’ deluso dal calcio in generale, ero stanco di andare in allenamento e vedere gente giovane che non aveva la grinta di lavorare e allenarsi. Non mi andava di fare l’allenatore in campo, o di andare a svernare in campionati minori”.

Pensavi di poter concludere la tua carriera con la Roma? “A Roma potevo sicuramente concludere la mia carriera, poi ci sono stati vari episodi, c’è stata la cessione della società, ho avuto l’opportunità di andare al Milan in quel momento erano ad un livello superiore e ho deciso di andare lì. Ho visto come hanno trattato Francesco Totti o Daniele De Rossi a distanza di tempo, non si fa così, due bandiere, due grandi uomini, pensate come avrebbero trattato me…”.

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