Marotta: “Skriniar? Siamo ottimisti. Tutti quelli in scadenza meriterebbero il rinnovo, ma…”

L’Inter è da tempo al lavoro per i rinnovi. Quello dello slovacco è ben avviato. “Oggi la bravura di un dirigente sta nel capire, quando mancano un paio di anni alla scadenza, se sia il caso di cedere un giocatore oppure di rinnovarlo”

L’Inter è al lavoro per il rinnovo di Skriniar e Beppe Marotta ha sensazioni positive riguardo al buon esito della negoziazione. L’ad nerazzurro ha parlato a margine della presentazione del libro “Le nuove guerre del calcio” di Marco Bellinazzo, spiegando lo stato della trattativa per il prolungamento del contratto dello slovacco.

Lo stato della trattativa

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“Abbiamo grande rispetto per Milan, sappiamo di avere a che fare con un professionista dal valore enorme – ha spiegato Marotta -. Come lui, abbiamo tanti giocatori in scadenza di contratto e siamo certi che tutti meriterebbero di rimanere in nerazzurro. Le logiche del mercato, tuttavia, non ci consentono di procedere in quella direzione. Con Skriniar c’è, però, un discorso avviato da tempo: sono ottimista”.

lungimiranza

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“Oggi la bravura di un dirigente sta nel capire, quando mancano un paio di anni alla scadenza di un contratto, se sia il caso di cedere un giocatore oppure di rinnovarlo – ha spiegato il dirigente dell’Inter a Bellinazzo -. Purtroppo la Serie A non rappresenta più la tappa finale, il punto d’arrivo per un calciatore e, dal momento che dobbiamo tenere in considerazione i conti del club, serve fare questo tipo di valutazioni”. Sempre durante la presentazione del libro, alla quale ha partecipato anche il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini, Marotta ha commentato l’evoluzione del progetto-Superlega. “È partita in modo embrionale, molti club di Premier si sono tirati fuori. Sono rimaste coinvolte appena tre società, che cercano innanzitutto sostenibilità. C’è poi un discorso legato alla ricerca di una maggiore competitività in Europa, dove chi non viene dalla Premier – fatta eccezione per la Bundesliga – è in grande difficoltà. Succede in Italia, ma pure in Spagna e Francia. La Serie A, come la Liga, deve dunque trovare nuovi modelli per contrastare lo strapotere della Premier League. In più, noi dirigenti dobbiamo provare a garantire spettacolo ai nostri fan. Al di là dei cosiddetti tifosi di prima fascia, che ti seguirebbero anche se retrocedessi in Serie C, ce ne sono tanti di seconda fascia che vogliono essere coinvolti. È per questo motivo che intervengono gli investimenti stranieri, fondamentali per trovare la sostenibilità necessaria. Ma è chiaro che, se ricorriamo a questi fondi, è perché portano cassa: vuol dire che, senza di loro, oggi non ce la faremmo”.

l’evoluzione del calcio

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“Quando ho cominciato a lavorare in questo settore, i campi erano pieni di fango e i calciatori avevano un paio di scarpini a testa. Oggi hanno uno psicologo a disposizione e venti paia di scarpe nello spogliatoio. I tifosi, invece, quando esultano per un gol, rischiano di vedere la loro gioia strozzata dal Var. Si tratta di uno strumento indispensabile, ma anche questo dimostra come gran parte del romanticismo di una volta sia andato perso. Adesso la squadra di calcio fa parte di un fenomeno sportivo, sociale, ma inevitabilmente anche economico. Poi c’è l’assetto societario, organizzativo e relazionista. Prima c’era ovunque un forte campanilismo: l’imprenditore più famoso di ogni città, quasi come se lo dovesse ai suoi concittadini, prelevava il club locale e lanciava la sfida agli avversari della città più vicina. Non ci sono più i Berlusconi e i Moratti, anche se la rivalità, nel caso di Milano, rimane forte. Quando io facevo le prime riunioni in Lega sembrava di stare a pranzo o a cena con amici, non c’erano soldi da dividere e non c’erano litigi. Oggi ci si siede a parlare di miliardi di euro, il ruolo di rappresentante di Lega è molto complicato e Casini lo svolge in mode superlativo. Il mondo del pallone è cambiato radicalmente: bisogna prendere atto di questa trasformazione”.

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