Marotta dice tutto: Conte, Eriksen, il Covid, i rinnovi, la seconda stella e…

L’a.d. nerazzurro ospite del Festival dello Sport: “Inzaghi può ricalcare il solco segnato da Antonio fino allo scudetto”. E sulla crisi economica: “Adesso i conti sono in sicurezza e abbiamo raggiunto il risultato mantenendo la competitività. Non ci saranno più cessioni di pezzi pregiati”

Dal nostro inviato Riccardo Crivelli

8 ottobre – TRENTO

Pazzi per l’Inter. Il 19° scudetto ha fatto felice un popolo intero in attesa del titolo da 11 anni e il Festival dello Sport ha voluto celebrarlo ospitando, nell’incontro moderato dal vicedirettore Gianni Valenti e Davide Stoppini, uno dei grandi protagonisti, seppur da una scrivania, della cavalcata nerazzurra: l’a.d. Beppe Marotta. Che ha subito ricordato gli splendidi momenti del 2 maggio: “Una grande felicità, un risultato che non era inatteso perché abbiamo lavorato duramente per raggiungerlo. Non c’è stato un momento in cui abbiamo pensato che fosse fatta fino a quando non abbiamo avuto l’aritmetica, però la vittoria sulla Juventus dell’andata ci ha dato grande consapevolezza”. I tifosi, però, si sono ritrovati a festeggiare lo scudetto negli stessi giorni in cui il condottiero in campo, Antonio Conte, decideva di lasciare il club: “Quando non c’è più uniformità di vedute e condivisione, è giusto lasciarsi. Certo, è stata una decisione che un po’ ci ha spiazzati, ma siamo stati capaci di muoverci in fretta e convogliare le nostre energie su Inzaghi, che aveva le caratteristiche che ci convincevano”.

IL MERCATO

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Un’estate complicata dalle questioni societarie, resa drammatica dal grave problema di Eriksen (“La notizia migliore è che il ragazzo stia bene”) e dalle cessioni eccellenti di Hakimi e Lukaku: “Il calciomercato insegna che non c’è nulla di scontato e devi essere pronto a reagire. Romelu non era certo nella lista delle possibili cessioni, ma quando è arrivato dicendo che voleva andarsene e la società che lo voleva si è presentata con un’offerta importante, abbiamo cambiato gli orizzonti del ragionamento. Poi la Roma è stata molto corretta nel mantenere la promessa con Dzeko di liberarlo con la lista gratuita e abbiamo colto l’opportunità”. Certo, resta il macigno dei 245 milioni di euro di indebitamento, però Marotta rassicura i tifosi: “Il problema della sostenibilità dei costi coinvolge tutto il calcio e il Covid ha aggravato il problema. La famiglia Zhang ha speso 700 milioni per l’Inter, ma il modello complessivo deve essere rivisto. Adesso i conti sono in sicurezza e abbiamo raggiunto il risultato mantenendo la competitività. Significa che non ci saranno più cessioni di pezzi pregiati per fare cassa e che gli obiettivi dell’Inter restano invariati e guardano al top in Italia e in Europa. Quando ci sono difficoltà economiche, occorre lavorare con una visione e un progetto e uno spirito di comunità: l’Inter c’era, c’è e ci sarà sempre”.

I MESSAGGI

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Poi, con un simpatico gioco di rimandi, sugli schermi sono passati messaggi anonimi che l’a.d nerazzurro doveva riconoscere. Il primo è di Adriano Galliani che ricorda i momenti bui del Covid contratto alla fine dell’anno scorso: “Quando passi una situazione di quel genere e rischi la vita, nel momento in cui guarisci vedi l’esistenza sotto un’altra prospettiva”. Gli altri sono di Simone Inzaghi, che di Marotta è stato anche giocatore alla Sampdoria, e del fratello Salvatore, cui Beppe dedica un’esilarante imitazione di Sandro Ciotti.

LEADER E SCUDETTO

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Marotta spende parole importanti per Barella: “Da talento si è trasformato in campione, una parabola che per esempio Cassano (che ha avuto alla Samp, ndr) non è riuscito a completare. Posso anticipare che nelle prossime settimane lo gratificheremo con un rinnovo in grado di tenere conto delle sue enormi qualità: Nicolò ha le caratteristiche per diventare un leader importante della squadra e il futuro capitano. Lui e Lautaro Martinez sono le pietre angolari del progetto”. Sullo scudetto, l’a.d ha le idee chiare: “Chi ci affronta sa che siamo la squadra campione e questo è un ruolo che ci piace. Certo, il campionato è molto competitivo e aperto, complimenti al Napoli che è primo con grande merito, ma io continuo a temere le squadre con la cultura della vittoria: cioè Milan e Juventus”. A proposito, come è stato il passaggio dalla grande rivale all’Inter? “Senza traumi, grazie all’esperienza mia e alla professionalità dell’ambiente. Piuttosto, mi sorprese che Steven Zhang mi mandò un messaggio molto gradevole già il giorno dopo il mio annuncio di lasciare la Juve: io avrei voluto prendermi un periodo di pausa. Però non me ne sono andato dalla Juve per Ronaldo”. Anche il re del mercato coltiva dei rimpianti: “Alla Juve potevo prendere Haaland, serviva un po’ di coraggio economico in più”. Il piccolo Kissinger, come lo soprannominò il suo primo presidente al Varese, colui che aveva il poster di Rivera nella stanza, alla fine si sente di fare una promessa importante: “Scudetto all’Inter? Sì. Vogliamo la seconda stella”.

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