Maradona, il quadro si allarga tra chat e video

ROMA – Un pensiero laterale, relativo agli ultimi giorni di vita e alla morte di Diego Armando Maradona, conduce a Edgar Allan Poe. Una sorte di mistero pubblico che si alimenta man mano che dall’inchiesta in corso da parte della Procura di San Isidro con al lavoro i magistrati Laura Capra, Patricio Ferrari e Cosme Irribaren coordinati dal procuratore generale John Broyad, sale a galla materiale in mano agli inquirenti.

CHARLY – Con l’arrivo sulla scena di Charly – era prevedibilmente atteso ed è pervenuto – un’altra parte importante del quadro inizia a definirsi. Il ruolo di Charly nella casa dove Diego espletava la rieducazione post intervento al cranio per la rimozione di un edema subdurale – luogo inadatto e non attrezzato per le esigenze e la salute del Pibe – lo raccontano il medico Leopoldo Luque e un suo collega in una delle chat diffuse da Infobae che naturalmente fa il suo mestiere e centellina il materiale in suo possesso come un romanzo a puntate di inizio Novecento. A esser precisi, non è una novità: a parlare per primo del ruolo di Charly è stato Mariano Israelit, soprannominato dallo stesso Maradona “el feo”, il quale conosceva bene Diego da anni e dice di aver frequentato anche l’ultima dimora del Pibe dove c’era anche Charly – che secondo il doppio racconto – stappava birre, tirava il collo a bottiglie di vino e, nella “charla” tra i due medici, passava anche “joint” al convalescente che era imbottito già di un mix di farmaci (antiepilettici, antipsicotici, antidepressivi, un inibitore del desiderio di alcol nonché un’altra medicina per il disturbo bipolare). Non certo un toccasana per un soggetto cardiopatico come Diego che aveva il cuore dilatato, a bassa funzionalità e talmente triste che trovava pace soltanto quando riusciva a dormire un po’.

VIDEO – Nell’ultimo video, dove è al fianco dell’ex compagna Veronica Ojeda, Diego saluta Leopoldo Luque, il vecchio Jacinto calciatore argentino campione del mondo nel 1978, non il medico che ha come secondo nome Luciano. Maradona, nonostante le immagini lo mostrano visibilmente affaticato, specifica bene il secondo nome di battesimo Jacinto – a scanso di equivoci – anche se tantissime ricostruzioni giornalistiche hanno attestato il saluto del Pibe al medico. Vabbé, andiamo avanti, altrimenti non sarebbe una vicenda alla Poe, il quale a Baltimora a sua volta conosceva più di un Charly.

CASA AFFOLLATA – Nella chat tra Luque e l’altro medico la descrizione entra nei particolari: «Tutti, esclusa la Monona (la cuoca di Diego) e la guardia giurata, ieri fumavano marjuana». Nel racconto, Charly con una signora al seguito, avendo capito che la discussione nel pianterreno probabilmente non sarebbe approdata alla critica della ragion pura di Kant, si appartava per sviluppare altri argomenti più legati alla ragion pratica. Pochi servizi, pochissime comodità per un convalescente come Diego che non poteva salire le scale, ma tanta gente in circolazione a casa di Maradona nonostante il Covid in Argentina picchiasse duro come nel mondo. Un via vai. Gli inquirenti hanno calcolato che almeno una quindicina di persone frequentasse l’abitazione nel Barrio San Andres, Avenida Italia, zona Tigre. Tra i quali, più o meno in pianta stabile, Johnny Esposito, nipote di Diego (figlio della sorella Maria Rosa) che ha raccontato alla stampa le ultime ore del Pibe. Naturalmente la sua versione redatta dagli inquirenti di San Isidro è più ampia, dettagliata e circostanziata. Comprensibile.

A PROCESSO – Per il neurochirurgo Leopoldo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov all’orizzonte non c’è solo l’accusa di omicidio colposo (negligenza) ma ci sarabbe anche firma contraffatta (Luque) e falso ideologico (Cosachov). Il quadro che sta emergendo  – la Procura ha in mano molto di più – indurrebbe a pensare che al Giudice che dovrà decidere se si debba tenere o meno il processo legata alla morte di Maradona, ci saranno più richieste e coinvolgeranno più persone.

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