Maniero: “Milan-Verona, che ricordi. Ma i giovani di oggi che ne sanno…”

L’ex attaccante vede i rossoneri in corsa per lo scudetto: “Pioli ha uno stile alla Ancelotti”. Oggi allena nella serie minori in Veneto: “Ma i ragazzi non mi dimostrano la stessa passione che avevamo noi”

Stefano Cantalupi

12 ottobre – Milano

Bomber di professione, allenatore per passione. Dal calcio proprio non si sa staccare, Filippo Maniero, anche se il suo presente è lontano da quei 78 gol in Serie A che ne hanno fatto impreziosito la carriera. Oggi, quasi pronto a diventare 50enne, siede sulla panchina del Legnaro: la squadra del suo paese, in Promozione. E scuote la testa ogni volta che vede i giovani con poca fame: “Poi non meravigliamoci se qui in Veneto, come altrove, non sforniamo più talenti alla Baggio o alla Del Piero… i ragazzi per lo più si accontentano di fare il loro paio di allenamenti a settimana e basta così, mentre ai miei tempi non smettevamo mai di calciare il pallone. Era allenamento anche quello”.

Pippo Maniero, gli attaccanti di razza come lei sono in via d’estinzione, dunque?

“Mah, più che altro oggi devi nascere già coi geni del campione, perché c’è meno voglia di arrivare”.

Lei è la dimostrazione che si può partire dal calcio di provincia e crescere fino a giocare in Champions, o nel Milan.

“Sì, ho assaggiato la Champions in un Parma di grandi fuoriclasse… Buffon, Thuram, Cannavaro, Chiesa, Crespo, era una squadra da paura. E ci sono arrivato grazie… al Verona.

L’anno precedente di esibiva al Bentegodi, infatti.

“Fu una stagione negativa per la squadra, quella retrocessione mi lascia l’amaro in bocca ancora adesso. Ma fu positiva a livello personale, segnai 12 gol che mi proiettarono nel calcio dei grandi”.

Sabato sera al Meazza c’è Milan-Verona. Partiamo con l’amarcord?

“Va bene. Inizio col dire che sono due squadre a cui mi legano bei ricordi. Del Verona ho già detto, mentre il Milan è uno di quei club in cui ci si sente onorati anche di giocare una partita soltanto”.

I rossoneri ricordano sempre la “Fatal Verona” del ’90 con un brivido. È una rivalità sentita anche dai gialloblù?

“Diciamo che resta una gara particolare, forse proprio per le scorie di quel match. Insomma, furono espulsi Van Basten, Rijkaard e Costacurta ed era una partita decisiva per lo scudetto. È più una vecchia ruggine tra tifosi, però”.

Milan-Verona che cosa le fa venire in mente?

“Quel gol pazzesco di Weah nel ’96. Incredibile pensare che un paio d’anni dopo avrei giocato anch’io insieme a leggende come Maldini, Albertini, Boban, Weah o Donadoni, solo per citare i primi nomi che mi vengono in mente”.

Chi vince sabato?

“Sbaglio ogni genere di pronostico, ma non si può non considerare favorito il Milan. È una seria candidata allo scudetto, c’è equilibrio in vetta perché non esiste più il divario imposto l’anno scorso dall’Inter, o prima ancora dalla Juve”.

Lei è un “ancelottiano” di ferro. Pioli le ricorda un po’ Carlo?

“Non conosco personalmente Stefano, sono amico del suo vice Murelli. Ma sotto certi aspetti rivedo un po’ lo stile di Ancelotti. Competenza e clima sereno, di famiglia”.

Contro Tudor, invece, ha duellato in campo.

“Era un bell’osso, come diciamo noi. Battaglie dure”.

Se l’aspettava in panchina a Verona?

“Più che altro non mi attendevo le difficoltà di Di Francesco. A volte basta un cambio in panchina e i giocatori rendono in maniera diversa”.

Se l’obiettivo del Verona dev’essere una salvezza tranquilla, quello del Milan qual è?

“Lottare per il campionato e tornare in corsa anche in Champions. Non è finita nemmeno lì, secondo me. Ma col Porto servono 6 punti, altrimenti passare il turno diventerà quasi impossibile”.

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