Mandzukic titolare con la Stella Rossa? I precedenti dicono che la mossa è giusta

Quando è stato schierato dal primo minuto, il croato ha fatto centro all’esordio con le maglie di NK Zagabria, Dinamo Zagabria, Bayern e Juve

Prima dal primo (minuto). Dategli fiducia e lui non sbaglierà. L’ha fatto più volte a Zagabria, due a Monaco e una alla Juventus. Risultato? Quando parte dall’inizio con la nuova maglia il “guerriero” Mandzukic graffia spesso (7 volte). Magari pure giovedì contro la Stella Rossa in Europa League, perché Pioli dovrebbe buttarlo dentro da titolare dopo 4 partite in campionato e 76′ giocati. Chissà se terrà fede alla tradizione.

Zagabria

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Il primo Mandzukic si è visto lì, tra NK e Dinamo Zagabria. Un ragazzone col volto arrabbiato e segnato dalla guerra. Perché anni prima, insieme alla famiglia, era scappato in Germania per il conflitto nei Balcani. Addio a Slavonski Brod di notte, in silenzio, con il sogno di fare il calciatore. Oggi, in quella città, a lui e a Ivica Olic hanno dedicato un murale in maglia croata. Tutto torna, ma torniamo agli esordi. Stagione 2006-07, prima gara dall’inizio con l’NK Zagabria e squillo al Kamen Ingrad (dopo una stagione di apprendistato in A con 3 reti). A fine stagione saranno 14 punture in 27 gare, prima di arrivare alla Dinamo a 21 anni. L’annata successiva va anche meglio: Mandzukic segna al debutto in campionato (NKK Sibenik), ai preliminari di Coppa Uefa (doppietta all’Ajax di Suarez) e pure al primo turno di qualificazione in Champions (contro gli azeri del Xazar). Quindici gol e 12 assist. Tre anni dopo tornerà in Germania, ma da calciatore.

Wolfsburg

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Estate 2010, il Guerriero firma per il Wolfsburg e riabbraccia la Germania dopo quasi vent’anni. Da ragazzino scappò a Stoccarda insieme alla famiglia a causa della guerra, ora torna da promessa del calcio croato. I primi mesi, però, sono belli tosti: Mario debutta in Coppa di Germania contro il Munster e chiude a secco. Lo stesso in campionato. Autunno e inverno scorrono veloci senza gol, poi arriva la primavera e Mandzukic si sblocca: guizzo contro il Norimberga. A fine stagione chiuderà con 8 squilli. Dodici l’anno successivo, prima del passaggio ai campioni di tutto nel 2012 (13 milioni di euro).

Sì Bayern, no Atletico

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Altro giro e altra tedesca, ma stavolta i risultati sono diversi. Mandzukic segna all’esordio in Supercoppa contro il Dortmund e vince il trofeo, poi si ripete in Bundesliga contro il Greuther Furth (doppietta). Addirittura 8 squilli nelle prime 10. Ormai una certezza. Tempo due stagioni e finisce l’Atletico del Cholo Simeone, dopo 48 reti in Baviera e ben tre trofei internazionali (tra cui la Champions del 2013). Mario stecca solo la prima: debutta in Supercoppa di Spagna contro il Real e non segna, ma al ritorno segna il gol che vale il trofeo. Venti reti stagionali (doppietta al debutto anche in Coppa del Re), poi arriva la Juve.

Juve e…

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Allegri ne parlava così: “Mandzukic è speciale, sa fare tutto, mi ha dato un grande spazio di manovra”. Soprattutto in Supercoppa. Juve-Lazio a Shanghai, estate 2014, i bianconeri vincono 2-0 e il croato segna al debutto da titolare. Lascerà Torino 5 anni dopo e con 4 scudetti sul petto, senza contare il gol in finale di Champions contro il Real (gara poi persa 4-1). Scudiero perfetto, punta mobile, guerriero plurititolato prima del Qatar. In 6 mesi segna giusto 2 gol con l’Al-Duhail: stecca la prima da titolare in campionato, ma non sbaglia in Champions asiatica (rete al Persepolis). Solo in nazionale ci ha messo un po’ di più: in rete alla quinta dal 1’ contro la Norvegia (2010), anche se aveva già segnato alla seconda gara contro l’Inghilterra due anni prima. Ora ha puntato la Stella Rossa.

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