Mancini, in 3 anni dal buio alla luce. Senza rivoluzioni adesso serve il bis

La conquista di Euro2020, il bel gioco, 37 partite di fila senza sconfitte, 102 gol fatti e solo 23 subiti in 46 gare sotto la sua gestione, ma a Belfast cosa è successo? Tra 4 mesi il D-Day: in Qatar ci si deve andare

Dal nostro inviato Marco Pasotto

16 novembre – BELFAST (IRLANDA DEL NORD)

Ci saremmo accontentati anche di un appartamento signorile al quinto piano, con materiali buoni ma senza finiture di pregio. Lui invece è riuscito a farci entrare nel superattico con vista nobile sul mondo di sotto, circondati dal lusso. E per edificare la casa azzurra dei nostri sogni, Roberto Mancini ci ha messo soltanto tre anni. Tre anni e due mesi per l’esattezza. Dal 28 maggio 2018, giorno di Italia-Arabia Saudita, all’11 luglio 2021, giorno di Italia-Inghilterra. In questo lasso di tempo ci ha permesso – in ordine sparso – di vincere un Europeo, arrampicarci nel ranking, riavere un gioco e ritrovare un orgoglio nazionale collettivo. Ora gli tocca edificare di nuovo perché il superattico non è più accessibile: lavori di ristrutturazione e ammodernamento in corso. E si spera che le tempistiche non siano quelle classiche italiane perché la ripartenza dovrà essere veloce. Fra quattro mesi sarà già ora del D-Day, che ci spedirà in Qatar o farà ripiombare nell’incubo degli incubi.

COLLOQUI

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Lui ieri sera ha detto ciò che non poteva esimersi di dire (“Andremo al Mondiale”) e ha aggiunto anche qualcosa di più (“Magari lo vinciamo pure”), che dopo una partita simile stona alquanto. Ma d’altra parte faceva strano anche quando, appena arrivato, prometteva di vincere in fila Europeo e Mondiale. Metà dell’opera l’ha mandata in porto, divertendosi a infrangere primati divorati come un pacchetto di pop-corn. Spiccano le 37 partite di fila senza sconfitte – primato assoluto nella storia del calcio mondiale per una nazionale -, ma anche i 102 gol fatti (e 23 subiti) in 46 gare sotto la sua gestione. Utilizziamo questi dati per spiegare il concetto base: chi si attende, o pretende, rivoluzioni in vista dei playoff di marzo, rimarrà deluso. Mancio ha plasmato e forgiato questo gruppo, e non lo smembrerà. Semmai dovrà ricostituirlo nel gioco e nello spirito. Colloqui di gruppo e personalizzati per riattivare i meccanismi che i giocatori conoscono già, ma che da settembre in poi sono stati smarriti.

RIPETIZIONI

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Il nuovo mantra dovrà essere: se l’abbiamo già fatto, possiamo rifarlo ancora. E poi un ripetizioni corpose di tattica, perché la filiera produttiva si è interrotta e l’Italia si è sciolta come un ghiacciolo al sole. Gli uomini? In primavera qualche novità ci sarà ovviamente. Le prime due, che attendiamo con ansia perché è sotto gli occhi di tutti quanto sono mancati, riguardano Verratti e Spinazzola. Con loro dentro è difficile che non sia un’altra Italia rispetto a ora. Lo stesso discorso vale per Chiellini, che avrà quattro mesi in più ma accanto a Bonucci forma ancora la coppia centrale più solida in circolazione. E vale anche per Zaniolo, mancato troppo spesso a questo gruppo con la sua sfrontatezza capace magari di scardinare partite come quella di ieri. Gli infortunati, insomma. Per quanto riguarda eventuali facce nuove, o semi-nuove, Tonali è ormai da considerare stabilmente fra i convocabili, Calabria e Zappacosta sono candidati (più che) seri, ma il discorso più delicato riguarda il reparto avanzato, incapace di pungere. Nei quasi tre anni e mezzo della gestione Mancini – 46 partite – soltanto in cinque occasioni non abbiamo fatto gol: due di queste sono arrivate nelle ultime sei uscite. “L’ossatura resta questa, continuo a credere che questa sia una grande squadra”, ha detto il c.t. dopo il pareggio di Windsor Park. Occorre però trovare qualche alternativa davanti. I nomi ci sono – Scamacca, Raspadori, Kean – ma da tutti ci si attende una crescita decisa nei prossimi mesi. E poi c’è il reuccio della B e dell’Under 21, Lucca. Hai visto mai che a marzo possa essere lui la chiave giusta per entrare di nuovo nel superattico.

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