Mai così tanto in gol: ora Brekalo è l’arma in più del Toro di Juric

Il trequartista è decisivo anche sotto porta: ha già firmato tre reti (alla 13ª giornata non hai mai fatto meglio) e ormai è intoccabile

Mezzofondista mancato, fantasista nel nome del padre. L’atletica è stato il primo amore del piccolo Josip, e in Croazia raccontano che anche in pista avesse talento da vendere. “Avrebbe avuto un futuro brillante come corridore se non fosse diventato un calciatore”, ha detto Slavko Petrovic, uno dei suoi primi allenatori da bambino. Poi, un giorno, su un campetto vicino casa a Zagabria l’attuale stella del Torino Josip Brekalo ha cominciato ad accarezzare il pallone con quel suo mancino e non ha più smesso di farlo. C’era un cerchio da chiudere, c’era un destino incompiuto in famiglia che lui sentiva di dover portare a compimento: perché il talento di papà Ante era stato troppo presto rubato su un campo di battaglia, quando scoppiarono i conflitti degli Anni Novanta che mandarono in frantumi l’equilibrio fragile tra i Paesi dell’ex Jugoslavia. Papà Ante è bosniaco, cresciuto a Bosanska Posavina, e aveva già iniziato a rincorrere il sogno di diventare un calciatore nelle nazionali giovanili bosniache. A 21 anni arriva la chiamata per il fronte, dal quale torna a casa ferito e con quel sogno spazzato via per sempre. “Il suo grande talento vive attraverso di noi figli come se fosse riuscito anche lui a diventare un calciatore importante”, ricorda spesso Josip.

Il papà a Roma

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I Brekalo sono una famiglia di sportivi. Papà e mamma bosniaci, i cinque figli croati, nati tutti a Zagabria. Una delle sue tre sorelle è un tecnico di atletica. Anche il fratello Filip è un calciatore: professione terzino sinistro, con una spiccata propensione offensiva, ha diciannove anni e cresce a vista d’occhio nella squadra B della Dinamo Zagabria. Quattordici presenze e un gol nella Serie B croata finora, una somiglianza pazzesca nel volto con Josip: sono due gocce d’acqua. Fisicamente, invece, è tutta un’altra cosa: Josip è centosettantacinque centimetri di tecnica pura, Filip è più alto. E per lui cominciano già a squillare i telefonini anche dall’Italia. A casa, in Croazia, non si sono persi una partita di Josip da quando veste il granata perché “in famiglia il calcio è sempre stato la nostra priorità: non passa giorno senza che sia l’argomento numero uno”, è ancora il racconto di Josip. Papà Ante scoppia di orgoglio per i figli, in questi mesi sta vedendo esplodere il talento del primogenito Josip e domenica sarà prima a Roma per gustarselo dal vivo, poi sbarcherà a Torino per la sfida casalinga contro l’Empoli del 2 dicembre, serata nella quale il club festeggerà i 115 anni di storia. La classe di Josip si era già mostrata cristallina nella notte del debutto in Serie A, anticipato da relazioni lusinghiere arrivate dalla Germania: è la storia del 17 settembre, il Toro passa al Mapei in casa del Sassuolo. Brekalo non segna, firma l’assist decisivo per l’amico di sempre Pjaca. Però incanta con un repertorio ampio e di qualità, lasciando tutti a bocca aperta.

Partenza da urlo

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Non era stato un caso, non è rimasta una prestazione isolata. E non poteva esserlo per questo fantasista amico di Modric, con già 30 presenze in nazionale, acquistato per 7 milioni dal Wolfsburg quando non aveva ancora compiuto diciotto anni. Era il tramonto della stagione 2014-15, Josip giocò otto partite in quella Dinamo Zagabria che schierava Pjaca, Dani Olmo, Brozovic, Coric. Da quella serata emiliana di settembre, Brekalo è diventato l’intelligenza superiore del Toro, l’uomo a cui Juric non ha mai rinunciato: otto presenze, 665 minuti in campo, in pratica sempre al netto delle due partite saltate per infortunio (Sampdoria e Spezia) e delle prime due giornate di Serie A quando non era ancora al Toro, perché Vagnati è riuscito a strapparlo a una folta concorrenza europea l’ultimo giorno di mercato. Da allora ha pure cominciato a segnare: tre gol, il primo a Venezia, gli altri due in casa al Genoa e l’ultimo gioiello all’Udinese. È oggi l’attaccante più prolifico di cui dispone Ivan Juric, ma soprattutto ha firmato il suo miglior avvio di campionato in carriera. Mai era stato così centrale, così protagonista, mettendo a segno pure tre gol dopo tredici partite. Nelle precedenti due stagioni al Wolfsburg dopo tredici partite era riuscito ad andare a bersaglio due volte, e non era certamente considerato una pedina essenziale come invece lo è oggi nel progetto del Toro.

Quella promessa

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A Torino vive in centro con la moglie Dominika e la famiglia. Amano le zone precollinari, si sono innamorati della città. Il suo agente, Ismet Dizdarevic, ha svelato come “sono molto felici a Torino”. Josip sta studiando l’italiano: nelle interviste si esprime ancora in inglese, ma comprende benissimo Juric che preferisce spiegare le esercitazioni al Filadelfia in italiano. Sta vivendo proprio un “magic moment”, come ha spiegato dopo la rete stupenda all’Udinese: “Sì, il gol è stato un magic moment, frutto di uno schema provato in allenamento: Belotti è stato bravo a darmi quel pallone, io ho calciato di prima…”. Il 13 settembre, nel giorno della presentazione, aveva chiarito le sue intenzioni: “Quello che voglio fare qui al Toro è creare occasioni, fare assist e segnare gol affinché la stagione sia positiva per tutti noi”. Josip è anche uno di parola.

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