Magie Kvaratskhelia, una classe d’altri tempi

Alexander-Arnold se lo ricorderà a lungo questo georgiano dal nome impronunciabile ma che a Napoli ormai hanno imparato a memoria: Kvaratskhelia, Khvicha Kvaratskhelia. È difficile scovare un esordio in Champions più elettrizzante di quello firmato ieri sera da questo talento assoluto portato a Napoli da Cristiano Giuntoli per dieci milioni di euro. Sembra uno scherzo, una beffa per chi spende cifre assurde per giocatori che poi si rivelano ibridi.

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Kvaratskhelia è un giocatore d’altri tempi. Non conosce la parola specializzazione in un calcio sempre più settoriale. Si è bravi a fare una cosa, poi ci pensa l’allenatore ad assemblare. No, Kvaratskhelia fa tornare alla memoria campioni di due o tre epoche fa. Riporta alla memoria Gigi Meroni, qualcuno ha scomodato persino George Best. Kvara è un giocatore antico calato nel calcio moderno. Ti accorgi che è un grandissimo, che è un campione perché non spreca mai un pallone. Non prova mai la giocata fine a sé stessa. In questo è contemporaneo. Gli interessa l’obiettivo.

La posizione

Ha fatto ammattire il Liverpool. Si è sistemato a sinistra, sotto i Distinti, in quello che può essere considerato uno dei migliori primi tempi della storia del Napoli. Con la sua andatura ormai classica, non ti fa capire mai se ti punta nell’uno contro uno o si accentra per sferrare uno dei quei tiri destinati all’incrocio. È lui che serve a Zielinski il rasoterra che porta al calcio di rigore. È lui che si divora il gol del 2-0 su assist di Osimhen che gli offre un pallone a porta spalancata. Proprio lui che tira sempre forte, stavolta la appoggia a botta sicura e non si accorge che sta sopraggiungendo Van Dijk.

Il colpo

Ma Kvara – per chi non ce le fa a chiamarlo Kvaratskhelia – gioca senza paura. I grandi non stanno lì a macerarsi per gli errori commessi. Sanno che l’occasione da non fallire è sempre la prossima. E allora a fine primo tempo mette in scena un numero che da ragazzini tutti abbiamo fatto a scuola o nei cortili. Va via ad Alexander-Arnold, palla da una parte e lui dall’altra. Il terzino destro che da anni stupisce l’Europa, resta a guardare come un pivello qualsiasi. Lui intanto va sul fondo, resistere a Gomez è un gioco da ragazzi. E serve a Simeone il pallone con la scritta “basta spingere”.

Il colpo

Siamo di fronte a un giocatorone. Ieri sera ha giocato appena 57 minuti. Si era già sul 4-1. Ormai abbiamo capito perché Spalletti lo inserisce sempre tra i primi giocatori da sostituire. Lo fa ovviamente per risparmiargli energie fisiche e nervose, perché alla sua età – 21 anni – non è abituato a questi palcoscenici. Ma secondo noi lo fa per assecondare l’inconscio e impossibile desiderio che il mondo non si accorga di lui. Il buon Luciano non lo dirà mai ma sa che di calciatori così forti ne ha allenati pochi e parliamo di un signore che ha avuto ai suoi ordini gente come Totti e Salah. La verità è che il futuro di Kvaratskhelia è identico a lui in campo quando ha il pallone tra i piedi. Non sai mai dove potrà arrivare. Ieri sera ha contribuito a fare a fettine il Liverpool. Ed era il suo esordio in Champions. È il colpo che ha cambiato per sempre la carriera di Cristiano Giuntoli.

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