Lussemburgo, una Torre di Babele che funziona e sogna il doppio salto in Serie B

Gli uomini di Holtz vogliono battere Cipro e conquistare la seconda promozione consecutiva in Nations League dopo quella ottenuta passando dalla Lega D alla Lega C nella prima edizione del torneo

Il 12 ottobre 2005 il Lussemburgo perde 2-0 contro l’Estonia, terminando così la fase di qualificazione a Germania 2006, mai così male nella sua storia. Zero punti, la miseria di 5 gol fatti a fronte dei 48 incassati, il Lussemburgo è la peggiore squadra d’Europa e una delle peggiori al mondo. Sorpassato perfino da San Marino nella classifica Fifa, nell’agosto 2006 si trova a occupare la posizione numero 195 su un totale di 208 nazioni. Sono trascorsi 14 anni e il Lussemburgo di Luc Holtz si trova al primo posto nel Gruppo 1 della Lega C, 9 punti come il Montenegro battuto in trasferta a ottobre. Gli uomini di Holtz sperano di battere Cipro e conquistare la seconda promozione consecutiva in Nations League dopo quella ottenuta passando dalla Lega D alla Lega C nella prima edizione del torneo. Anche a livello di club il movimento è cresciuto, il Dudelange infatti nel 2018 è diventata la prima squadra del Granducato a qualificarsi per la fase a gironi di una competizione Uefa, l’Europa League, facendo il bis anche nella stagione successiva, in cui il club si è tolto la soddisfazione di conquistare la prima vittoria, contro l’Apoel Nicosia.

L’inizio

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Nel 2000 la federazione lussemburghese ha deciso di costruire la propria Accademia. Come ricorda Joel Wolff, segretario generale della federazione dal 1990, intervistato da Marca: “Non essendoci una squadra professionistica lussemburghese, la federazione ha deciso di costruire la propria Accademia, per formare e sviluppare i migliori talenti nazionali. All’epoca avevamo solo 2 o 3 calciatori professionisti che giocavano all’estero”. I primi anni sono stati difficili, poi è arrivato quello della svolta, il 2017.

Miglioramento

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Dal 133esimo all’83esimo posto nella classifica FIFA, il Lussemburgo nel 2017 è la squadra più migliorata dell’anno. Il risultato più clamoroso è il pareggio con la Francia che si appresta a conquistare il Mondiale 2018, uno 0-0 che fa scalpore: la rosa del Lussemburgo infatti vale quanto lo stipendio di Mbappé. Da quel momento rimanere nei primi 100 della classifica FIFA diventa una costante. Nel 2018/2019 ecco la prima partecipazione dei Leoni Rossi in Nations League, con il passaggio dalla Lega D alla Lega C ottenuto grazie al secondo posto alle spalle della Bielorussia, piccola impresa di una rosa con tanti nomi cresciuti nell’Accademia di Wolff.

Talenti

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Nel 2020, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Lussemburgo è il primo paese al mondo per reddito pro capite, centro nevralgico per industria e imprese nel cuore dell’Europa. “Il Lussemburgo è multiculturale, una terra accogliente per gli immigrati. Più o meno il 50% dei nostri 600.000 abitanti ha origine fuori dai nostri confini e molti di loro fanno già parte della seconda o terza generazione di famiglie che risiedono nel nostro paese. Un grande cambiamento per il nostro calcio, che ha creato grandi opportunità. Abbiamo tanta immigrazione dal Portogallo, da Capo Verde, dai paesi dell’ex Jugoslavia… i figli di tutti questi immigrati sono cresciuti con una grande cultura calcistica e siamo stati felici di approfittarne”, spiega Wolff. Nella rosa che ha vinto 1-2 in Montenegro nell’ottobre 2020 troviamo Anthony Moris, nato in Belgio; Lars Krogh, di origine norvegese; Mica Pinto, di origine portoghese, che ha giocato un Mondiale Under 20 con il Portogallo; Leandro Barreiro, di origini angolane; Aldin Skenderovic, di origini montenegrine; Stefano Bensi, di padre italiano originario di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia… e l’elenco può continuare.

Un ‘italiano’ in Lussemburgo

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54 presenze e 5 gol in nazionale dal 2008, il 32enne Stefano Bensi inizia la sua carriera dove è nato, a Schifflange, insieme a un certo Miralem Pjanic. Il salto di qualità arriva nel 2009 nel Dudelange, dove in tre anni segna 27 reti e vince due campionati, giocando anche in Europa. Nel 2012 passa al Fola Esch, dove gioca ancora oggi. La sua prima stagione è un successo, gli vale lo scudetto e il riconoscimento di miglior giocatore lussemburghese dell’anno.

Torre di Babele

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Se guardiamo alla rosa del Lussemburgo a metà degli anni 2000, troviamo solo quattro calciatori che giocavano in campionati stranieri. Nelle ultime convocazioni di Holtz, ex calciatore della nazionale lussemburghese, ci sono soltanto cinque giocatori che giocano per club del campionato. Una Torre di Babele che funziona, la strada verso il futuro è stata tracciata. “Vogliamo essere la prossima piccola squadra a qualificarsi per un grande torneo, come hanno fatto recentemente l’Islanda o la Macedonia del Nord” afferma Wolff. Un nuovo stadio, la possibilità di qualificarsi per la Lega B di Nations League… e tanta ambizione, perché non ci sono solo banche in Lussemburgo.

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