Lukaku il grande assente, il primo derby di Cdk, Leao sfida Lautaro… Il derby in 5 punti

Alla vigilia della stracittadina del Meazza, il termometro delle formazioni che hanno vinto gli ultimi due campionati. In cinque punti

Cantalupi – Nava

3 settembre – Milano

Stefano Pioli da una parte e Simone Inzaghi dall’altra. Poi 22 giocatori in campo, almeno al fischio d’inizio di Daniele Chiffi. Ogni dettaglio peserà, come sempre, nel primo derby della Serie A 2022-2023. Fisico, testa, nuovi volti: i due allenatori hanno avuto pochi giorni per preparare una partita delicatissima e qualche imprevisto si è pure messo di mezzo. Il tempo delle chiacchiere però sta per finire e le rifiniture sono l’ultima tappa che le due formazioni devono affrontare prima della volata da 90 minuti, più recupero. In cinque punti, ecco come stanno Milan e Inter.

Forma fisica

Inter a due facce, rossoneri già in palla

Milan

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Il Diavolo ha problemi d’infortuni proprio come capitò all’inizio della scorsa stagione: Origi, Tonali, Rebic, Krunic e Florenzi hanno già accusato guai fisici di maggiore o minore entità in questi mesi estivi. La condizione atletica generale della squadra, però, è buona. Stefano Pioli, del resto, l’ha detto a chiare lettere: “La presenza del Mondiale nel calendario non ci ha fatto cambiare preparazione rispetto all’anno scorso, i carichi a cui abbiamo sottoposto i giocatori sono sostanzialmente gli stessi. Tonali – anche per via dell’infortunio – non ha ancora il passo che aveva in primavera, ma gli altri titolari sono in buona forma fisica e garantiscono l’intensità che è marchio di fabbrica di questo Milan”.

Inter

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La condizione atletica della squadra di Inzaghi sta migliorando, ma non è ancora al top. Dipende un po’ da giocatore a giocatore, perché alcuni si sono mostrati in forma smagliante e altri ancora in fase di crescita. Nicolò Barella e Denzel Dumfries, per esempio, paiono già al top e per questo motivo la catena di destra del centrocampo sarà un punto forte dei nerazzurri, nonostante un dirimpettaio scomodo come Theo Hernandez. In ritardo di condizione c’è Marcelo Brozovic, tutt’altro che brillante contro la Cremonese, e in generale la difesa, che deve ancora ricompattarsi a protezione di Samir Handanovic come accadeva quasi sistematicamente nelle scorse stagioni. In particolare, potrebbero pesare i postumi da febbre di Alessandro Bastoni.

Condizione mentale

Milan frenetico, Inter serena

Milan

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Il lato negativo delle prime uscite stagionali rossonere, piuttosto sorprendentemente, è stato l’atteggiamento della squadra. Non sempre, in verità, ma qualcosa è mancato dal punto di vista dell’approccio mentale, soprattutto nel match di Reggio Emilia col Sassuolo. Non è una questione di impegno: la voglia di onorare il titolo di campioni d’Italia c’è e si vede. Semmai, il problema è da individuare proprio nella troppa foga di arrivare alla vittoria, che talvolta ha tolto lucidità nelle scelte e nell’interpretazione delle gare. A parte questo, la fiducia nei propri mezzi è ormai acquisita, nello spogliatoio rossonero: conquistare uno scudetto porta l’autostima a mille, non stupisce.

Inter

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Anche in questo caso non si può parlare di un picco di condizione, ma senza dubbio la testa in casa Inter ha tutti i motivi per essere concentrata e famelica. Qualche crepa nelle prime quattro partite si è vista, ma la sconfitta in casa della Lazio è stata spazzata via – nel cassetto dei ricordi – dall’immediato riscatto contro la Cremonese. Soprattutto, è finito il calciomercato. E, con esso, le distrazioni che hanno visto Milan Skriniar e Robin Gosens protagonisti di assalti dall’estero. E vale anche per Inzaghi, che finalmente ha avuto il suo difensore di riserva che inacidiva comprensibilmente le sue dichiarazioni post-partita.

Infermeria

Lukaku pesa, Rebic è un’arma in meno

Milan

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Perdere in un colpo solo Rebic e Florenzi è un bel danno, per Pioli. Il croato era in stato di grazia e il terzino azzurro è un uomo d’esperienza in grado di incidere in un derby anche entrando a gara in corso (difficilmente sarebbe partito titolare). Entrambi, poi, sono giocatori multiruolo: Rebic occupa il lato sinistro dell’attacco ma sa fare anche il centravanti, Florenzi copre tutta la fascia destra e all’occorrenza si sposta pure sul lato opposto della difesa. L’assenza di Ibrahimovic era scontata, quella dell’altro jolly Krunic pure, mentre Origi è stato recuperato in tempo. Essendosi allenato in gruppo solo un paio di volte, però, l’attaccante belga si candida soltanto per uno scampolo di gara nella ripresa.

Inter

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Un nome, ma di quelli che contano. Romelu Lukaku sarà il grande assente del Giuseppe Meazza, protagonista dell’ingombrante vuoto che si percepirà al momento dell’annuncio delle formazioni. Contro la Cremonese Edin Dzeko e Joaquin Correa hanno mandato segnali incoraggianti all’allenatore e d’altronde lo scorso anno Lautaro Martinez ha già collaborato con il bosniaco e il connazionale come compagni di reparto nei derby. Anzi, il rovescio della medaglia della perdita del giocatore più minaccioso offensivamente è che il cantiere in attacco può restare in sospeso: vanno rispolverate le meccaniche viste e riviste nel primo anno di Inzaghi, a prescindere da chi sarà il prescelto dall’allenatore.

Gli uomini chiave

Leao alza il volume, Lautaro scalpita

Milan

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Una manciata di partite sono bastate per sollevare discussioni intorno a Rafael Leao: il rendimento mostruoso del portoghese in primavera non è bastato per metterlo al riparo dalle critiche dei tifosi più esigenti. “Sembra svogliato”, “esce dalla partita con troppa facilità”, “è distratto dalla vicenda rinnovo”, e via così. Tutto molto ingeneroso, va detto. Leao resta l’uomo che fa cambiare marcia al Milan, il più forte nell’uno contro uno. E con Hernandez forma uno degli assi offensivi esterni più pericolosi d’Europa. Nei big match non ha sempre convinto, questo sì: motivo in più per dimostrare di aver compiuto uno step ulteriore di maturazione.

Inter

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L’indice non può che cadere sulla figurina di Lautaro, che sta viaggiando a ritmi mai visti in carriera se si considera anche in finale della scorsa stagione. Il Toro ha colpito anche martedì pur partendo dalla panchina e, vista l’assenza di Lukaku, il peso dell’attacco e probabilmente della squadra non può che poggiare sulle sue spalle. In forma strepitosa, non va sottovalutato il fattore “di sblocco”. Le ultime due volte che ha segnato nel derby (Serie A 2020/21 nel girone di ritorno e seconda semifinale di Coppa Italia ad aprile), ha scatenato due doppiette sui cugini rossoneri. E, in entrambi i casi, l’Inter ha vinto 3-0.

Le new entry

I jolly nerazzurri, l’erede di Kakà

Milan

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“Charles De Ketelaere ricorda Kakà”. Apriti cielo. C’è chi parla di blasfemia, chi grida al paragone assurdo, chi semplicemente vorrebbe evitare al 21enne belga la pressione di un’eredità così pesante. CDK, però, farà bene ad abituarsi in fretta al frullatore mediatico che agita da sempre la Serie A: i 35 milioni investiti per il cartellino e il lungo corteggiamento al Bruges per portarlo in rossonero lo tengono sempre sotto la luce dei riflettori. Al di là di attese e aspettative, De Ketelaere giocherà un ruolo importante, in questo derby: titolare da “10” (anche se il numero è sulle spalle di Diaz) all’esordio, mica una roba da poco. E gli altri volti nuovi? Origi ha qualche minuto di qualità da dare, Adli e Pobega siederanno accanto a lui in panchina con chance di entrare, meno probabile vedere anche un solo minuto di Dest, Thiaw e Vranckx.

Inter

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Lukaku, purtroppo per Inzaghi, non c’è. Il belga, di ritorno, è il vero nome di spicco dell’Inter, ma in questo primo derby di campionato le armi nuove di zecca nell’arsenale nerazzurro arriveranno dalla panchina. E si controlli alla voce centrocampo, reparto a cui l’allenatore mette mano spesso e volentieri nella ripresa. Henrikh Mkhitaryan è recuperato anche se non è ancora stato schierato dopo l’infortunio, Kristjan Asllani ha macinato i primi minuti e Raoul Bellanova ha esordito proprio a San Siro martedì, contro la Cremonese. L’armeno è probabilmente l’uomo più pericoloso tra le alternative del secondo tempo di Inzaghi, oltre a essere un calciatore che può sparigliare le carte tatticamente e negli episodi. Gli altri, invece, hanno dimostrato di avere ottime prospettive e personalità: meglio tenerli d’occhio.

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