Lukaku a caccia del podio d’Europa. E soprattutto dello scudetto

A Milano ha fatto il salto di qualità, contro la Lazio ha segnato il gol numero 300 da “pro”. E i numeri di quest’anno lo confermano nell’élite dei bomber del continente

“Il più forte del mondo”. Concetto che un po’ tutti amiamo, bisogna essere onesti. Perché è breve, così efficace nell’acchiappare, nel creare anche la polemica. E quindi a dividere: nel calcio attuale, però, diventa complicato scegliere. Per esempio, potremmo stare ore e ore a discutere su chi tra Messi e Ronaldo, uno dei duelli più belli di sempre. Per loro e per tutti, dipende da milioni di aspetti: dalle caratteristiche, dall’età, dal peso specifico che ricoprono nelle squadre di appartenenza, dalla carriera, dai numeri, dai possibili margini di crescita, anche dal valore economico del cartellino e dall’ingaggio. Non può esistere un parametro certo per stilare una vera classifica. Tuttavia vogliamo credere che sia bello quantomeno provarci. E restando in attacco, c’è parecchio da divertirsi. Pure a Milano, dove c’è un gigante che con l’Inter sta facendo sfracelli: allo stato attuale, Romelu Lukaku può essere considerato il migliore (o comunque uno dei top) centravanti in assoluto?

Adesso comanda Lewa

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Partiamo dai numeri. In Serie A ha segnato 16 gol, quattro in Champions League e due in Coppa Italia in 29 presenze totali. Davanti – considerando i cinque campionati di riferimento – Romelu ha solo Lewandowski (25 con il Bayern Monaco), André Silva (18 con l’Eintracht Francoforte) e Salah (17 con il Liverpool). Al pari del belga troviamo Ronaldo, Mbappé e Suarez (16 con Juventus, Psg e Atletico Madrid), dietro Haaland e Messi (15 con Borussia Dortmund e Barcellona). Insomma, c’è un bel traffico. Tutto di assoluta qualità con il bomber nerazzurro che, inoltre, ha garantito quattro assist (due in meno di Lewa, uno in più del portoghese ex Milan). Statistiche non opinabili, che nel computo di una valutazione così assoluta (“essere o meno tra i migliori”) lascerebbero il tempo che trovano se relative a una sola stagione (quanti, dopo un’annata stratosferica, si sono persi?). Diverso se comprendessero un arco di tempo decisamente più lungo. E in questo caso, BigRom può sgomitare.

Consacrazione a Milano

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Con la doppietta realizzata domenica contro la Lazio ha toccato quota 300 reti da professionista: 87 con l’Everton, 41 con l’Anderlecht, 42 con il Manchester United, 56 con l’Inter, 17 con il West Bromwich Albion e 57 con la nazionale (record-man nella storia del Belgio). E se considerassimo anche Chelsea, Chelsea Under-23 e Anderlecht Under-19 i numeri direbbero questo: 504 presenze e 251 gol con i club. In pratica, Romelu esulta una volta ogni due partite da prima che iniziasse a essere un “pro”.

Oltre ai dati, c’è la sua crescita: in passato non ha mai toccato certi picchi di rendimento e convinzione. Qualcuno non ha creduto in lui (vedi i Blues) e solo in nazionale si è sempre sentito un determinante gigante. Altrove lo è stato, ma non con perfetta regolarità: ciò che a Milano ha raggiunto. Grazie (anche) a Conte.

Di fronte al grande Ibra

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Inutile ricordare quanto il mister abbia insistito per averlo dallo United, superfluo sottolineare quanto ci sia del suo nell’esplosione di Lukaku: classe ’93, nato ad Anversa il 13 maggio, molto lascia pensare che la strada non sia ancora stata totalmente percorsa. È ancora giovane, Rom: la carta d’identità è verde rispetto – per esempio – a quella di Lewandowski, Messi e Benzema (12 centri e 5 assist in Liga con il Real Madrid). E per questo c’è tempo per colmare l’unico, vero gap che gli manca per rendere veramente super la propria carriera: per ora il palmarès vale un campionato belga (Anderlecht 2019-10) e una FA Cup (Chelsea 2011-12). Troppo poco, nonostante i vari riconoscimenti individuali accumulati.

Questa stagione, però, potrebbe farlo volare ancora più in alto: c’è magari una Scarpa d’Oro da conquistare (comunque difficile, per ora comanda super Lewa), ma soprattutto uno Scudetto da ridare all’Inter per la prima volta dal 2010. Anche qui, serve contestualizzare: quanto può pesare un successo come questo, dopo nove anni di dominio assoluto della Juventus? Tanto, verrebbe da dire. A proposito di top al mondo, sarebbe interessante chiudere con un paio di virgolettati: “Sono tra i primi cinque al mondo. Se Cristiano, Lionel e Robert hanno superato i loro limiti, perché non potrei riuscirci anche io?”. Firmato Lukaku, a inizio dicembre. E ancora: “Messi e CR7 a parte, è il migliore. Poi scelgo Halaand, ma il belga è nettamente più forte. Gli altri puoi marcarli, lui no”, così Vieri poco tempo fa. Ah, quasi dimenticavamo: Ibrahimovic, a 39 anni, ha segnato 14 gol in 12 turni in Serie A. Mica male, chissà quale sarà il suo pensiero su un tema così intrigante. Anche per questo il derby di domenica è già da brividi, nel quale BigRom proverà ancora a lasciare il segno. Per rispettare quel virgolettato, di fronte proprio a Re Zlatan.

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