Low cost ed esperienza (con qualche acciacco): Milan, sta per arrivare il momento di Origi

L’arrivo dell’attaccante belga sarà formalizzato dopo la finale di Champions. Probabili visite mediche già la prossima settimana

Il primo rinforzo post scudetto ha un delfino che si chiama come lui. Sta al Boudewijn Seapark di Sint-Michiels, sobborgo di Bruges. Merito di un gol segnato al Mondiale del 2014 a 19 anni. Il più giovane del Paese. Lo stesso che ha portato la regina del Belgio a fare una gaffe. “Complimenti Lukaku”. “Ehm, sua maestà, scusi ma sono Divock Origi”. Quasi milanista. Dopo la finale di Champions con il Liverpool firmerà il contratto che lo legherà ai campioni d’Italia. Con visite mediche probabili già la prossima settimana.

Difficoltà

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Il reparto è da svecchiare. Ibra va per i 41 anni, Giroud per i 36, dietro di loro c’è il giovane Lazetic, 2004, talentino serbo arrivato a gennaio dalla Stella Rossa. Origi, 27 anni e in scadenza di contratto, rappresenta un investimento low cost e di esperienza, anche se arriva da un paio di stagioni complicate: quest’anno ha segnato 6 gol e sfornato 4 assist in 18 partite, solo 5 da titolare (598’ giocati). Tra dicembre e febbraio è stato fuori due mesi per infortunio. Il suo tallone d’Achille. Negli ultimi due anni, tra scelte tecniche e problemi fisici, ha giocato mille minuti scarsi in tutte le competizioni, segnando solo sette gol. In nazionale, invece, Origi non buca la porta addirittura da otto anni. L’ultima rete è arrivata a novembre 2014 contro l’Islanda, in amichevole. Chiuso da Lukaku, insostituibile nel Belgio, ha siglato 3 gol in 32 presenze (una nel 2022, due nel 2021, solo una nel 2020, l’anno della pandemia). Ha preso parte a Euro 2016 e al Mondiale 2014.

Ruolo e gol

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Un po’ punta centrale, un po’ esterno sinistro d’attacco, Origi ha iniziato a giocare sulla fascia e poi si è accentrato. Rudi Garcia l’ha sempre portato su un palmo di mano. Qualità: velocità, progressione, discreto tiro in porta, forza di volontà. Difetti: condizione fisica e pochi gol, anche se è entrato nella storia del Liverpool sbattendo la porta con veemenza. I suoi gol più importanti li ha segnati tra maggio e giugno 2019, due al Barcellona e uno al Tottenham, i primi in semifinale di Champions e l’ultimo in finale. In carriera ha vinto sei trofei con i Reds, due nel 2021-22: Coppa d’Inghilterra e Coppa di Lega (ha giocato 23’ in finale segnando uno dei rigori). Se non avesse fatto il calciatore sarebbe diventato uno psicologo: “Amo capire la personalità, forse tornerò a studiare quando smetterò”. Ma dopo tre anni non riesce ancora a spiegarsi la rimonta di Anfield contro il Barça, il punto più alto mai toccato in carriera. Al Lilla era uno dei talenti più forti in circolazione, quando segnò alla Russia aveva 19 anni, il Liverpool lo prese a 20 per dieci milioni nel 2015. Quest’anno ha affrontato due volte il Milan in Champions: all’andata ha sfornato un assist a Salah, poi ha punito Maignan a San Siro. Due vittorie e un gol. Magari vestire il rossonero porta bene.

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