L’Italia sfida la Spagna col tiqui-taka. Stavolta la palla la prendiamo noi

Centrocampo super con Jorginho, Verratti,Barella e Locatelli. E ora Pellegrini: con lui il c.t. è tentato dal tridente rotante

Tiqui-taka Nations. Sfida tra i signori della manovra palleggiata e gli eredi oggi più evoluti. Sfida tra Spagna e Italia. All’Europeo abbiamo vinto noi ai rigori, ma è stata la partita più sofferta. La Spagna è tradizionalmente più bella, è invincibile nel possesso e nel controllo ossessivo fino all’imbucata letale. Noi però sappiamo soffrire. La Spagna a Wembley ha messo alle corde Verratti e costretto Jorginho a toccare meno palloni. Il problema di Luis Enrique è stato però il gol. L’Italia sta cambiando pelle, la manovra è al centro del villaggio manciniano: s’è approssimata alla Spagna senza sfiorare quelle percentuali di tocchi e passaggi ai quali probabilmente non aspira. Siamo più concreti in attacco. Ma i maestri sono meno lontani e la semifinale di domani può essere un’altra tappa verso l’avvicinamento.

Mediana cruciale

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Facile immaginare che la partita si deciderà a centrocampo. Ma non è detto che tatticamente sia un replay di Wembley. La Spagna ha tanti assenti e il più grave è Pedri, il giovane che cambiava il ritmo della mediana, s’infilava veloce tra le linee, limitava Jorginho. Nel 4-3-3 di Luis Enrique due posti sembrano sicuri: Busquets al centro e Koke a destra. A sinistra, al posto di Pedri, potrebbe giocare uno tra Merino (più offensivo) e Rodri (più simil Busquets), ma non sarà la stessa cosa. E Luis Enrique non ha chiamato Fabian e Brahim Diaz…

Verratti/Locatelli

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Una situazione interessante per gli azzurri. Mancini avrà studiato mille volte i 120’ di Wembley. Jorginho, Barella, Verratti e Locatelli sono i magnifici quattro della nostra mediana. Verratti è quello che ha sofferto di più. Prima di lasciarlo in panchina Mancini ci pensa mille volte e alla fine lo conferma. Ma Locatelli, il quarto titolare, meno fantasioso e più fisico, potrebbe equilibrare il confronto con Koke e garantire più protezione a Jorginho, con Barella incursore. È un’ipotesi da collegare a uno scenario tattico prevedibile: la superiorità numerica degli spagnoli in mezzo al campo. Come a Wembley, infatti, Luis Enrique giocherà senza centravanti perché, infortunati Morata e Moreno, non ha convocato sostituti. E non ha neanche Olmo che con il suo movimento da falso 9 diede parecchi problemi a Bonucci e Chiellini. Davanti potrebbe giocare una linea con Sarabia (o Pino), Ferran Torres e Oyarzabal pronti a rientrare e fare densità e superiorità.

Raspadori

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Anche Mancini potrebbe proporre qualcosa di nuovo. Sono assenti i due centravanti titolari, Immobile e Belotti. Negli occhi di tutti c’è la grande prestazione di Raspadori contro la Lituania: l’attaccante del Sassuolo sembra quella soluzione di movimento che il c.t. ha inseguito a lungo, sa giocare da trequartista e centravanti arretrato che apre spazi. Il “vice” sarebbe Kean che però Mancini preferisce (giustamente) in fascia. La vera alternativa a Raspadori è la formula con il tridente rotante provata all’inizio del ciclo: con Chiesa, Insigne e Bernardeschi a scambiarsi posizione sul fronte offensivo.

Ipotesi Pellegrini

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Ora c’è un’opzione in più: Pellegrini. Mancini ha perso Pessina, ha lasciato Tonali all’Under 21, ha il sempre affidabilissimo Cristante per tutti i ruoli, ma oggi Pellegrini è il giocatore più in forma e con Mancini ha dato sempre il meglio in attacco. Il romanista, Chiesa e Insigne possono comporre un attacco molto tecnico, veloce, in grado di far girare la testa ai non impeccabili Laporte, Pau Torres e Garcia. Rientrando in mediana a sinistra, poi, Pellegrini potrebbe anche equilibrare i numeri di un centrocampo azzurro che altrimenti rischia di essere soffocato dagli spagnoli. Sfida ai maestri del centrocampo, atto secondo.

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