L’Italia alimenta il sogno: le calciatrici dell’Herat continueranno a giocare

L’atterraggio di fortuna, da Kabul a Roma, dello scorso sabato tiene viva la voglia delle giocatrici afghane giunte nel nostro paese di continuare a fare sport, con l’iniziativa promossa dalla Figc in tandem con partner di spicco internazionale

Loro ce l’hanno fatta, appena in tempo ma ce l’hanno fatta. Quel sogno di bambine – respirare l’odore dell’erbetta nel più fortunato dei casi, ma spesso la polvere del campetto – non verrà infranto dal divieto talebano (“non è appropriato né necessario che le donne pratichino dello sport”). Un sogno ancora più inconsueto rispetto a quello delle nostre figlie, in un Paese come l’Afghanistan in cui lo sport femminile è stretto nella rigida morsa dell’Islam. Loro, le tre calciatrici afghane dell’Herat Football Club, atterrate “di fortuna” a Roma da Kabul sabato scorso all’una di notte, potranno continuare a far rotolare il pallone. In Italia. Più che di sport, una missione “di guerra” a sentire le parole delle ragazze, di cui per motivi di sicurezza non è stato possibile divulgare il nome, dopo essere state accolte a Palazzo Vecchio dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, insieme all’allenatore e ai famigliari: 15 persone che saranno collocate in tre appartamenti messi a disposizione dalla Caritas. “Da quando siamo entrate in Italia ci sentiamo bene, siamo al sicuro – hanno detto, con una vena di tristezza per le compagne di squadra che non ce l’hanno fatta –. Da sempre guardavamo il calcio in tv. Qualcuna di noi gioca in difesa, altre in attacco. Adesso potremo continuare il nostro sport, andare all’università, lavorare e avere una vita felice, in sicurezza. Vogliamo ringraziare tutti”.

IN CAMPO

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Una piccola missione come numero di persone coinvolte, ma dal grandissimo valore umanitario, portata a termine grazie a un progetto nato sotto l’egida della Figc e che si è espanso a macchia d’olio coinvolgendo interpreti internazionali di primo piano quali la Croce Rossa, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l’Unicef, non ultimi l’Esercito italiano e l’Ufficio sport del Consiglio dei Ministri. “E poi siamo entrati in gioco noi dell’Aiac Onlus – spiega Marcello Mancini, presidente dell’ente benefico dell’Assoallenatori –, che a Coverciano abbiamo messo a disposizione di queste ragazze un allenatore, un preparatore atletico e una traduttrice, quest’ultima basilare, oltre che per la lingua, perché ne conosce bene la mentalità, in modo da relazionarci al meglio con loro”. Martedì le calciatrici dell’Herat incontreranno le azzurre della Nazionale di Milena Bertolini, in raduno per preparare l’esordio di venerdì 17 contro la Moldova nel cammino di qualificazione al Mondiale 2023. E alla fine della prossima settimana anche loro cominceranno ad allenarsi. Bellissima lezione di solidarietà e integrazione.

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