Lippi: “La Champions con la Juve? Per l’Avvocato ero da 10 e lode”

L’allenatore del trionfo europeo nel 1996 racconta: “Era unico e tra di noi c’è stato un rapporto speciale. Vincevamo tanto e lui me lo riconosceva sempre”

“Il miglior allenatore del mondo non è Capello ma Lippi. E ce lo teniamo ben stretto». Villar Perosa, agosto 1996. La Juve ha vinto la Champions, il Milan lo scudetto, l’Avvocato ci tiene a precisare le gerarchie: entra in campo sottobraccio al suo allenatore sotto la pioggia, si gode la “sua” partita. La gente lo invoca: “Se uno non è popolare a casa propria non so dove mai possa esserlo”. Eugenio Scalfari ha scritto che, nel suo piccolo, la partita della Juve nel giardino di Agnelli ferma il tempo. Lippi ne ha giocate parecchie con l’Avvocato accanto. Lippi è una mossa vincente del fratello Umberto, con la collaborazione di Giraudo, Moggi e Bettega. Ma Gianni Agnelli dà la sua benedizione. Un giorno dice: “Se potessi, gli farei un contratto a vita”. Marcello Lippi sorride ripensando a quelle parole. “Con l’Avvocato c’è stato un rapporto speciale. La mia Juve vinceva tanto e lui me lo riconosceva sempre. Era una persona unica, sono orgoglioso di averlo reso felice”.

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