L’impresa a Italia ’90: cancella Maradona con Buchwald e vince il Mondiale anche da allenatore

Dopo il trionfo da giocatore a Germania ’74, Beckenbauer concesse il bis a Roma da tecnico battendo l’Argentina in finale grazie alla mossa della marcatura su Diego

Massimo Oriani @ massimooriani

8 gennaio 2024 (modifica alle 19:18) – MILANO

Le notti magiche con Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, un refrain che chi c’era canticchia ancora oggi. I fischi di San Siro all’inno argentino nella partita inaugurale con il Camerun, perché Diego Armando Maradona – secondo la sponda rossonera che popolava gli spalti del Meazza – aveva rubato lo scudetto al Milan con la famosa monetina di Alemao a Bergamo. 


Quella maledetta uscita a vuoto di Walter Zenga al San Paolo, anticipato da Caniggia: pari, supplementari e Azzurri fuori ai rigori. Ma in finale ci sono loro, i Panzer, quelli che “eh ma i tedeschi sono dei cagnacci, non mollano mai” nella più classica delle frasi fatte, quelle da bar sport.

il cammino

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E chi c’era sulla panchina dei “cagnacci”? C’era lui, Franz Beckenbauer. Il campione del mondo 1974, quando in campo dava ancora “lezioni di libero”, con Gerd Muller, che lo ha preceduto lassù, abile nel girarsi e battere Jongbloed per il 2-1 all’Olanda che avrebbe retto sino alla fine. C’era lui ad alzare la coppa nel suo Olympiastadion, quello dove col Bayern Monaco aveva giocato miliardi di partite. Dall’Olimpico di Monaco a quello di Roma, 16 anni dopo. In campo non ci va Kaiser Franz. Ci manda questi undici: Bodo Illgner, Thomas Berthold , Guido Buchwald, Klaus Augenthaler, Jürgen Kohler, Andreas Brehme, Thomas Hässler, Lothar Matthäus, Pierre Littbarski, Rudi Völler e Jürgen Klinsmann. Per arrivare all’atto finale la sua Germania aveva dominato il girone di San Siro (tutto per i tedeschi per la presenza degli interisti Matthaus e Brehme): 4-1 alla Jugoslavia, 5-1 agli Emirati Arabi, chiudendo con un 1-1 con la Colombia. Poi 2-1 all’Olanda agli ottavi, 1-0 alla Cecoslovacchia ai quarti, e la sofferta semifinale con l’Inghilterra, eliminata solo ai rigori.

la finale

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La finale è brutta, come spesso capita. Ma stavolta anche di più, al punto che Gianni Brera la definisce “uno strazio”. Prima della partita Beckenbauer dice a Buchwald: “Tu oggi pensi solo al numero 10”. E lui obbedisce. “Lo seguii dappertutto – dirà anni dopo – lui era infastidito e mi lanciò maledizioni”. Alla fine però le finali le ricordi solo per chi vince. A 5′ dalla fine Matthäus lancia Völler in area. Il tedesco volante della Roma viene fermato da Sensini. L’arbitro, il messicano Edgardo Codesal, non ha dubbi: è rigore. Brehme è di ghiaccio e dal dischetto batte Goycoechea che pur intuisce. La Germania fa festa. Maradona se la prende con l’arbitro, che anni dopo dirà: “Avrei potuto espellerlo per gli insulti durante l’inno ma ho capito e volevo gestire la situazione”. Beckenbauer diventa il secondo nella storia, dopo Mario Zagallo (nel 1958 e nel 1962 da giocatore e nel 1970 da allenatore col Brasile) a conquistare un Mondiale prima in campo e poi in panchina. Nel 2018 al Mondiale russo li raggiungerà Didier Deschamps, che aveva vinto da calciatore 20 anni prima nella sua Francia. Era già leggenda. Quella sera divenne eterno. 

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