Le pirlate di Ronaldo e la mira infallibile dei moralisti

TORINO – Sì, Cristiano è stato un po’ pirla (niente a che vedere con il suo allenatore al quale, comunque, può chiedere il significato della parola con cui i lombardi indicano, fra l’altro, chi commette leggerezze senza rifletterci molto). Primo, e soprattutto, perché ha violato la legge (no, non si fa nemmeno se sei il migliore del mondo). Secondo, perché si è, di fatto, autodenunciato postando il video della sua gita fuori regione con un impulso social vagamente adolescenziale.
Detto ciò, compulsando minuziosamente l’elenco delle sanzioni nel Dcpm violato da CR7 non vi è traccia della pedante gogna moralistica a cui è sottoposto il portoghese (viene menzionata solo una multa, che Ronaldo non avrà problemi a pagare). E’ vero: c’è tutto il discorso dell’esempio da dare, della responsabilità che comporta essere un personaggio famoso (anzi il più famoso del mondo stando ai numeri di Instagram) ed è un discorso impeccabile. Ma purtroppo è sempre più dura trovare buoni esempi: sia da chi dovrebbe essere il primo a darli (qualcuno ha detto politici?) e poi, giù, a scendere, fino ad arrivare ai comuni mortali, molti dei quali violano sistematicamente i Dcpm, ma danno meno nell’occhio perché i loro stati fanno meno visualizzazioni. Al punto da rinverdire una vecchia pillola di saggezza di Gesù (appena 12 follower, ma post che sono diventati virali nel corso dei secoli) quando lasciava la possibilità di scagliare pietre solo a chi era senza peccato. Bello, bellissimo anzi, sarebbe vivere nel Paese in cui i problemi da prima pagina sono le violazioni come quella di Ronaldo, vorrebbe dire vivere in un Paese che ha risolto guai più seri e gravi. Quindi non il nostro.

Tuttavia Ronaldo ha sbagliato e Ronaldo è un bersaglio troppo grosso e facile perché venga mancato da un pistolotto moralista (e inappuntabile), di quelli che suscitano corroboranti indignazioni, ma pochi esami di coscienza. Perché se è ineccepibile sostenere che Ronaldo debba dare l’esempio, è preoccupante pensare che serva un calciatore per educare la popolazione. «Triste è il Paese che ha bisogno di eroi», scriveva Brecht. E triste è anche il Paese che ha bisogno di un calciatore per insegnare quali comportamenti evitare per favorire la diffusione del virus. Ma la verità, quella vera e inconfessabile, è un’altra: di Ronaldo&Georgina c’è bisogno non per dare l’esempio, ma per assecondare l’ancestrale istinto a spiare la vita degli altri dal buco della serratura, un po’ per invidia, un po’ per deprecare con severità i peccati che rimettiamo generosamente a noi stessi, che sia il vicino di casa o il personaggio più famoso del mondo.

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