Lazio, squadra divisa tra “Sarristi” e non: Immobile già pronto alle novità, ma altri…

Reina, Pedro, Hysaj e Immobile sembrano essersi già calati nella filosofia del tecnico, ma che fatica per Marusic, Lazzari, Luis Alberto e non solo

Tutte le rivoluzioni hanno bisogno di tempo per essere realizzate. Quella che sta portando avanti Maurizio Sarri alla Lazio non fa eccezione. Serve tempo per assimilare concetti e meccanismi di gioco completamente diversi da quelli precedentemente utilizzati. Le prime due giornate di campionato, con i biancocelesti impegnati contro formazioni tecnicamente inferiori (Empoli e Spezia) avevano illuso che l’opera di trasformazione fosse già a buon punto. La partita col Milan ha riportato tutti con i piedi per terra. “Dobbiamo ancora lavorare tanto” è stato il let motiv dello spogliatoio biancoceleste nel dopopartita di San Siro. Lavoro sì, ma anche adattamento. I giocatori biancocelesti, chi più chi meno, hanno dato l’impressione di non essersi ancora tolti di dosso le abitudini tattiche che avevano quando c’era Inzaghi in panchina. Si stanno tutti impegnando al massimo. Ma alcuni ci stanno riuscendo mentre altri fanno fatica. Questione di caratteristiche. C’è chi è più portato e chi meno per un certo tipo di gioco.

SARRISTI

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Tra i primi vanno annoverati quelli che con Sarri avevano già giocato in passato. Come Reina, Pedro e soprattutto Hysaj (che col tecnico è stato tre anni ad Empoli ed altri tre a Napoli). Sarristi sono anche altri giocatori che con il Comandante non avevano mai interagito prima di questa estate, ma che si sono subito trovati a loro agio con il suo credo calcistico. Tra questi c’è innanzitutto Leiva che sembra fatto apposta per il gioco di Sarri e poi anche Milinkovic. Il serbo a San Siro ha steccato, ma questo non vuol dire che non sia adatto al calcio di Sarri. Tutt’altro. Discorso simile anche per Felipe Anderson, che non a caso il tecnico voleva già quando era a Napoli e che ha accolto a braccia aperte nella Lazio. E poi c’è Immobile che a San Siro è rimasto a secco, ma che nelle prime due gare ha segnato 4 gol, dimostrando che con il gioco di Sarri (simile a quello di Zeman che lo esaltò ai tempi di Pescara) può trovarsi perfettamente a suo agio. Tra i difensori molto adatto alla filosofia dell’ex allenatore di Juve e Napoli è Luiz Felipe, un centrale veloce che ben si sposa con la linea a quattro con cui adesso si schiera la Lazio.

E NON SARRISTI

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C’è però anche un rovescio della medaglia, costituto da tutti quei giocatori che – pur avendo accolto con entusiasmo la rivoluzione sarriana – stanno facendo molta fatica ad adattarvisi. È il caso dei due esterni bassi di destra. Tanto Lazzari quanto Marusic non hanno ancora metabolizzato i movimenti che chiede loro il tecnico. Il risultato è stato che dalla zona di loro competenza sono venute le maggiori criticità nelle prime tre giornate di campionato (nelle prime due ha giocato Lazzari, nella terza Marusic). Un altro giocatore che sta facendo fatica a calarsi nella nuova parte è Luis Alberto. La sua classe non si discute, ma Sarri gli chiede anche altro. “Può dare molto di più a livello fisico”, ha detto il tecnico. In particolare nella fase difensiva, della quale lo spagnolo tende un po’ a disinteressarsi. Infine Acerbi. Che sia affascinato dal nuovo corso non è minimamente in dubbio. Ma per caratteristiche fisiche ed anche per abitudine a giocare con la difesa a tre, l’ex difensore del Sassuolo sta incontrando molte difficoltà in questo avvio di campionato.

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