Lazio, Sarri si rilancia nel futuro: vuole restare fino al 2025

ROMADi Bello e di brutto. In dieci giorni abbiamo visto e sentito di tutto. I torti di Lazio-Milan, la missione a Monaco, fatti e misfatti, le spy-story, la corsa ai tribunali, Lotito contro tutti e tutti contro Lotito, Moggi contro Sarri e Sarri contro Moggi. Uno stridio di uomini e storie. Eroicamente abbiamo resistito e siamo arrivati al giorno di Lazio-Udinese. Più di tutti Sarri e i suoi uomini, condannati a vivere una faticosa quotidianità, a vincere stasera e il più possibile fino a maggio. Ripartiamo da Mau, cui spetta il compito di ridestare una Lazio che in campionato ha vinto solo due volte nelle ultime sei partite. Stasera sarà squalificato, lo sostituirà il vice Martusciello. Il presente si intreccia al futuro. Sarri, a Monaco, si è lanciato nella frase «il ciclo può essere finito». Le troppe chiacchiere scaturite dall’ammissione hanno spinto la società a esprimere al tecnico «totale fiducia» precisando «che lo stesso ha un contratto in scadenza nel 2025». Quest’ultima annotazione avvalora quanto ribadito più volte dal tecnico e quanto emerso negli ultimi giorni da Formello: Sarri ha ribadito alla società di voler rispettare la scadenza di contratto, il che complica eventuali tentativi di separazione consensuale. A inizio stagione c’era stata un’intesa verbale, avrebbe spinto le parti a confrontarsi nel caso in cui i progetti fossero diversi. Lotito è ostaggio del contratto da 10 milioni lordi (fino a giugno 2025) che regola il rapporto tra Sarri e la Lazio. Senza accordo di uscita, la somma andrebbe riconosciuta interamente al Comandante. E pensare che Lotito paghi un altro allenatore è utopia. Questi scenari, ovviamente, andranno comprovati dai fatti. Restano undici partite di campionato da giocare e in ballo c’è una finale di Coppa Italia da conquistare. Solo un precipitamento potrebbe costringere la società ad agire. Ci sarà tempo e modo, se il matrimonio proseguirà, di capire in che modo. Tenere un allenatore in scadenza non è mai opportuno, la società nei mesi scorsi era scettica su questa eventualità. Anche il rinnovo potrebbe essere un rischio.

Lazio, l’obbligo di vincere

Si sente un gran bisogno di calcio dopo questi dieci giorni caotici. E Sarri ha un gran bisogno di vincere. In campionato è reduce dai ko contro Fiorentina e Milan, tre sconfitte di fila in Serie A non si registrano da luglio 2020 ed è meglio non aggiornare la statistica. L’Udinese, all’Olimpico, ha fatto brutti scherzi. Dopo cinque successi di fila, i biancocelesti non sono riusciti a vincere contro i bianconeri nelle ultime tre partite. Sarri è imbattuto contro Cioffi (due successi e un pareggio) e nelle 15 sfide contro l’Udinese ha contato otto successi, tre pareggi e quattro sconfitte. Si tornerà a giocare in campionato dopo la notte horror di Di Bello in Lazio-Milan. Le sue decisioni peseranno stasera perché oltre Sarri sono squalificati Guendouzi, Marusic e Pellegrini. Lazio-Udinese è stata affidata a Gianluca Aureliano, faceva parte della squadra di Di Bello contro il Milan come Avar. La società, Sarri e i giocatori chiedono arbitraggi adeguati, da inizio stagione hanno denunciato torti e ingiustizie. Errori, veleni, denunce di complotti. C’è bisogno di normalità dopo tanti giorni confusi. «Ora però bisogna iniziare a concentrarsi su altre cose. C’è da risalire la classifica, in campionato abbiamo fatto meno rispetto alle nostre possibilità. Con l’Udinese vogliamo fare risultato, loro sono in lotta per la salvezza: sarà una partita dura. Dobbiamo avere le giuste motivazioni per risalire», sono state le ultime parole di Sarri, solleticate dall’attacco di Moggi. Valgono ancora oggi. Poi, a Mau, è tornato il mal di parola. 

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