Lazio, Sarri porta Chiffi in tribunale!

Verdetto finale: Sarri peccatore colpevole, ha martellato il giudice. Vedrà dal gabbiotto anche Toro-Lazio, riapparirà in panchina domenica nel derby dei “King”, in tempo per sfidare Mourinho. La Prima Sezione della Corte Sportiva D’Appello Nazionale, presieduta da Carmine Volpe, ha respinto il reclamo avverso la squalifica di due giornate inflitta al tecnico dal Giudice Sportivo dopo l’espulsione di Milan-Lazio e il successivo scontro verbale con l’arbitro Chiffi, avvenuto nel tunnel degli spogliatoi di San Siro. La procedura sportiva si è conclusa, ma Sarri con un passo storico si rivolgerà alla giustizia ordinaria. La notizia è che sta procedendo, non torna indietro, porterà l’arbitro Chiffi in Tribunale, probabilmente lo querelerà per la presunta diffamazione. Per farlo ha bisogno di ottenere una deroga alla clausola compromissoria, la chiederà alla Figc. E’ difficilmente ottenibile, finora non è mai stata concessa, rischia di creare un precedente pericoloso. Non è un caso che riguarda la Lazio, Mau lo sta affrontando personalmente, con i suoi avvocati di fiducia. Li aveva interpellati, stavano studiando il caso, sono pronti a muoversi.

La Lazio pareggia con il Cagliari: Sarri osserva dalla tribuna

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Il caso sportivo

Per tornare in ambito calcistico, Sarri era stato punito dal Giudice Sportivo per l’atteggiamento «intimidatorio» nei confronti di Saelemaekers e «per avere contestato la decisione arbitrale proferendo espressioni blasfeme» nei confronti dell’arbitro Chiffi. La Corte Sportiva D’Appello non ha accolto le tesi difensive addotte per disinnescare il secondo turno di stop. Sarri, nella conferenza pre-Galatasaray, aveva negato di aver bestemmiato al cospetto dell’arbitro (il giorno prima si era vociferato che avesse usato dei sinonimi) e di avere tre testimoni pronti a confermare la sua versione. Davanti alla Corte non è stato facile smontare e smentire l’accusa dell’arbitro Chiffi, nel referto aveva riportato a chiare lettere un’imprecazione di Sarri rivolta al Divino. Durante l’audizione, svolta ieri in videoconferenza, i legali della Lazio hanno provato anche a spiegare, con una manovra al limite, che l’intercalare del tecnico fa parte del lessico toscano puro e non aveva nessun signifi cato religioso. Per di più le parole incriminate erano state pronunciate all’interno di un colloquio a due con l’arbitro e non in pubblico. 

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Milan-Lazio, la rabbia di Sarri a fine partita

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