Lazio, Radu in dubbio: le ultime sulle condizioni

ROMA – Gli allunghi sui 50 metri martedì pomeriggio nell’allenamento di ripresa, più robusto del solito perché dopo un’eternità la Lazio tornava a lavorare con una settimana piena a disposizione. Altra intensa seduta mercoledì mattina e sul finire della partitella la fitta al polpaccio: Stefan Radu si è fermato, temendo uno stiramento. Forse anche per questo motivo Inzaghi e lo staff hanno deciso di abolire il raddoppio della seduta nel pomeriggio. Quando si passa dalle tre partite a settimana (in cui non ci si allena o quasi) al lavoro distribuito in cinque giorni di allenamento tra una domenica e l’altra, ci sono dei rischi e bisogna “riadattarsi”. Ancora di più conta per quei giocatori con i muscoli più delicati.

Radu, a riposo e in dubbio

A Formello hanno smorzato e minimizzato l’allarme. Dovrebbe trattarsi di un semplice affaticamento, ma il riposo e le terapie sono state prolungate da uno a due giorni. Radu non si era allenato giovedì e non è sceso in campo neppure ieri. Oggi vedremo. In teoria potrebbe essere previsto un test di verifica, neppure si escludeva il suo impiego contro il Cagliari. Considerando i precedenti, il calendario (sono in arrivo Inter e Bayern) e soprattutto l’esiguità della rosa nel reparto arretrato non si capisce per quale motivo andrebbe forzato il recupero di Radu. Vale la pena ricordare l’azzardo pagato a carissimo prezzo all’inizio di ottobre: il Boss si era fermato a metà settimana, si rese disponibile e venne mandato in campo con l’Inter, si fece male dopo un quarto d’ora. Stiramento e un mese pieno di stop: rientrò l’8 novembre con la Juve.

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Squilibrio in organico

Resta il solito dubbio e non riguarda il livello dei difensori, ma la Lazio ha scelto di andare avanti con solo 5 centrali di ruolo (di cui 3 mancini) e ben 8 centrocampisti. Uno squilibrio in organico poco comprensibile. Musacchio va benissimo, ma ha preso il posto di Luiz Felipe e numericamente ha ristabilito una situazione precaria che sarebbe diventata insostenibile. Basta un indisponibile o una squalifica per mandare in tilt Inzaghi. Vavro era fuori dai suoi piani, mai inserito. Armini non è pronto e lo ha dimostrato anche tornando con la Primavera. A ottobre, con il mercato chiuso, è stato ceduto Bastos agli arabi. Anche se in scadenza non conveniva tenerlo? In difesa, senza parlare di Hoedt o del mancato colpo estivo, sono stati fatti male i conti da società e tecnico: è un dato di fatto. Quanto pesasse il ko di Luiz Felipe è stato dimostrato dai fatti e (purtroppo) dall’intervento: con il brasiliano titolare, la Lazio ha perso una sola partita su 11 a San Siro con il Milan (2-3) e mancava Acerbi.

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Le scelte di Inzaghi: Hoedt in pole

Tornando al Cagliari, Inzaghi ieri ha avviato le prove tattiche con Hoedt centrale tra Musacchio e Acerbi. Poi lo ha avvicendato con Parolo senza cambiare gli altri due titolari. Il ballottaggio è aperto. L’olandese parte favorito. Sarebbe un’occasione per tentare il rilancio dopo il naufragio di Bergamo. Parolo da centrale (come Cristante alla Roma) può dare buone risposte, è affidabile in palleggio, possiede fisicità, colpo di testa e senso della posizione. Anche a Inzaghi piace ma sinora ha privilegiato Hoedt e la scelta compiuta in estate: comprensibile. Escluderlo in questa occasione significherebbe una bocciatura pesante, ma siamo anche alla fase decisiva della stagione. E la Lazio non può più permettersi di sbagliare.

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