Lazio, Lotito per ora protegge Sarri

ROMA – Tra un’assemblea di Lega e in attesa di raggiungere il Senato, lo slang dei mille impegni (eufemismo) di Lotito tradotto al telefono è meglio risparmiarlo. Resta, nuda e cruda, l’unica risposta che contava per decifrare la crisi della Lazio, travolta a Bergamo e contestata dalla Curva Nord, dopo i confronti tra allenatore e squadra interpretati, con eccessiva fretta, dai social e dagli smartphone nella fine di un’epoca. Non è così, almeno per ora. «Non ho capito quale sia il problema. Me ne occuperò, prenderò in mano la situazione, come altre volte è successo in passato, ma oggi non parlo con nessuno. Di sicuro non esonero Sarri e non posso perdere tempo a smentire sciocchezze» ci ha spiegato il presidente della Lazio a mezzogiorno usando un termine assai più colorito e incisivo. Nei prossimi giorni tornerà a Formello per approfondire, se ha parlato ieri sera al telefono con Sarri non è dato sapere. Stesso ragionamento, nel primo pomeriggio, usato dal ds Fabiani. Ora non ci sono le condizioni, i presupposti e i numeri per discutere il tecnico: la Lazio, per quanto sia stata brutta la partita di Bergamo, ha 5 punti in meno rispetto al passato campionato dopo 22 giornate. Lo scorso anno era sesta, ora è ottava ex aequo con la Fiorentina, ha superato il girone di Champions, ha raggiunto le semifinali di Coppa Italia e con l’Atalanta si può perdere, certo dando un’altra sensazione dal punto di vista delle motivazioni e dello spirito. La Lazio, invece, era spenta. Un anno fa, dopo aver perso in casa con Gasperini, partì la rincorsa di Sarri al secondo posto con otto risultati utili consecutivi (sette vittorie e un pareggio).

Tensione Lazio

La dirigenza continuerà a proteggere il tecnico. Hanno una sensazione precisa a Formello, come se far fuori Mau aprisse le porte del Paradiso o ci fossero interessi mirati a destabilizzare. Molto, bisogna dirlo, hanno storicamente combinato alla Lazio per autoflagellarsi, magari ritardando la programmazione, come in estate, o trascurando alcuni vuoti strutturali intorno alla squadra. Dallo spogliatoio nessuno dei big, come suggerisce la cronaca dopo approfondita verifica, si muoverà per chiedere la testa dell’allenatore. Un paio di contestatori, se ci sono, fanno parte del drappello dei meno utilizzati e non in grado di trascinare uno spogliatoio, peraltro largamente composto da giocatori legati o voluti dal tecnico. «Se pensate che il problema sia io tirate fuori le p…. e andate da Lotito» è il concetto espresso a muso duro da Sarri lunedì a Formello, come ha rivelato il Corriere dello Sport-Stadio, analizzando il crollo di Bergamo. La discussione non è smentibile. Per la società, però, si sarebbe trattato di un invito formulato da Mau per stimolare una reazione o una spiegazione alla mancata prestazione nei primi 60-65 minuti. E’ il suo modo di esprimersi, tante volte in passato ha detto le stesse cose in conferenza stampa tormentandosi per i black-out o i crolli (ripetuti) della Lazio. Niente di nuovo. Bisogna tenere conto di un altro aspetto. Lotito decide di testa sua, non diventerà mai prigioniero di un giocatore, chi lo pensa è un folle e non lo conosce. Ora forse la stanchezza e un certo tipo di stress possono aver portato Sarri a esasperare la comunicazione interna, forse sbagliando. Non vive un periodo facile a livello personale. Una decina di giorni fa, ha perso lo zio, era come un fratello maggiore di 73 anni, legatissimo a papà Amerigo (oggi 91enne), che aveva vissuto molto nella casa dei Sarri a Figline Valdarno. Ci sono altre preoccupazioni che la privacy impone di non rivelare. Lotito e Fabiani sono vicinissimi a Mau e guardano con perplessità a un certo tipo di contestazione. Non c’è da stupirsi: è stato massacrato a fine estate perché chiedeva giocatori fatti e finiti (non da costruire) e lo stesso è accaduto perché ha accettato il “non mercato” di gennaio. E’ sempre andata così alla Lazio e non si aspettava niente nelle ultime ore, come aveva confidato a Coverciano per l’assegnazione della Panchina d’Oro a Spalletti. Preferisce, con responsabilità, concentrarsi sul campo. Lui stesso non è soddisfatto dai risultati.

Futuro Sarri

Il discorso cambia in relazione alla prossima estate. Contano il Cagliari sabato, il Bayern in Champions, quindi Bologna, Toro e Fiorentina. Tre confronti diretti per l’Europa. Un eventuale tracollo segnerebbe il destino. Sarri per ora non si arrende e non si dimette: vuole chiudere bene il campionato, poi si vedrà. Con il ds Fabiani ha parlato di giovani e di un ciclo nuovo, ma per ora si è trattato di discorsi sulla carta, andrebbe anticipata la programmazione e preferirebbe avere le idee chiare. Secondo altre fonti (non societarie), Mau si sarebbe stancato e saluterà a fine stagione, attratto dalla Premier. Ragionamenti prematuri. Oggi Lotito non lo esonera, non solo per un discorso economico legato al contratto in scadenza 2025. In vent’anni di gestione ha cacciato solo Caso e Ballardini (a un passo dalla Serie B) e Pioli nel 2016 dopo otto mesi di agonia e quando aveva perso ogni obiettivo, ma in casa aveva Simone Inzaghi, il sostituto ideale da mettere alla prova nella coda del campionato. Oggi non avrebbe una soluzione pronta. 


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