Lazio, la festa non si sporca

A questa Lazio manca la dolcezza di Maestrelli, l’allenatore-papà che sapeva trovare sempre la soluzione giusta: quando nasceva un problema si presentava nel suo appartamento in via Banti, al Fleming, in compagnia di Chinaglia e Pulici, Wilson e Oddi, Re Cecconi e Martini. Cucinava la signora Lina. E quelle cene in famiglia, con i gemelli Massimo e Maurizio, davanti a un piatto di spaghetti al pomodoro, riportavano tutti sulla stessa barca. Ma la Lazio attuale avrebbe bisogno anche dell’affetto di Lenzini, il presidente che giocava a briscola in ritiro e prima delle partite faceva un giro di campo all’Olimpico per salutare i tifosi. 

Empatia, carisma, una semplicità antica che conteneva la saggezza dei giganti. Una somma di valori che si contrappone a un presente agitato e contorto, perché sembra che questa squadra – arrivata l’anno scorso al secondo posto con Sarri in panchina – sia diventata all’improvviso quasi ingestibile. Luis Alberto è stato escluso dalla lista dei convocati per la partita con l’Empoli: scelta tecnica. Guendouzi sta pensando seriamente di chiedere la cessione. Zaccagni ha fatto notare a Tudor che non è un terzino ma un attaccante. Immobile si è sentito un peso per tanti mesi, avvertendo la sensazione che i suoi 206 gol si fossero trasformati in cenere. 
Ma era davvero necessario sporcare questa domenica così romantica con un’altra polemica legata a Luis Alberto? Un caso che inquina una data speciale e la voglia infinita di tante generazioni di celebrare la Lazio di Maestrelli, bella e contemporanea nonostante sia trascorso mezzo secolo dalla conquista dello scudetto. In settimana, durante gli allenamenti, Tudor ha fatto notare allo spagnolo di non averlo visto coinvolto e concentrato: nessuna giustificazione, così l’ha lasciato a casa. L’unica certezza è che Luis a Monza si era lamentato per la sostituzione, proprio come Zaccagni. Il Mago in castigo è l’ennesimo incastro di una stagione tormentata. I dubbi sulla gestione di Sarri, il sospetto che qualche giocatore avesse tradito Mau, poi la presunta “piovra” che si aggira a Formello, come aveva sottolineato Fabiani alcune settimane fa. Fino al messaggio inviato da Lotito alla squadra: “Basta con i signorini”. Mai un accenno di autocritica, nei discorsi del senatore, a parte quello di “aver viziato i calciatori”. Il silenzio del club sull’esclusione di Luis Alberto fa pensare che la decisione di Tudor sia stata condivisa. Lo spagnolo ha un carattere complesso. Dopo la partita con la Salernitana aveva annunciato l’intenzione di rescindere il contratto a giugno. Gli era stata tolta la fascia di vice-capitano, ma subito dopo aveva risolto con un gol la sfida a Marassi e con un assist a Zaccagni il match contro il Verona. 
“Respect des règles et des comportements”, rispetto delle regole e dei comportamenti: così viene riassunto Tudor dai cronisti che lo avevano conosciuto a Marsiglia. Zero compromessi. Scelte nette, drastiche, come quelle di scontrarsi con Guendouzi nel periodo trascorso insieme al Velodrome e di rinunciare spesso al capitano Payet, che ora sta concludendo la carriera in Brasile nel Vasco da Gama. Il croato, venerdì, ha rivendicato la qualità del suo lavoro nella Lazio. Tredici punti in sei partite di campionato: stesso ritmo di Inter e Atalanta. Ora ha deciso di inseguire l’Europa senza Luis Alberto, stessa maglia numero dieci di Frustalupi. E di non portarlo neppure in panchina. Gli ha dato appuntamento per martedì a Formello. A Maestrelli sarebbe bastato un abbraccio per chiudere il caso. 

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