Lazio-Inzaghi, storia da ex: i tifosi si preparano al ritorno

ROMA – Simone Inzaghi torna alla sua Lazio. Maledetti sentimenti quando si mischiano con il calcio: micidiali. Il tecnico si affaccerà all’Olimpico per la prima volta da avversario. In quel momento, di sicuro, guarderà quello che è stato il suo stadio per eccellenza: prima da calciatore, poi da allenatore. Cori, applausi, striscioni per lui fanno parte di un capitolo ormai vecchio. Pochi mesi per mettere via una valigia di ricordi. Abiti nerazzurri nuovi: un cambio di stagione repentino. Sino a fine maggio, per ventidue anni (salvo qualche parentesi fugace), è stato e si è sentito laziale fino al midollo. In estate l’addio strano e sicuramente sofferto.

Inzaghi, ricordi? Cinque anni fa i primi allenamenti con la Lazio

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La lazialità di Inzaghi e l’Inter

L’esperienza da allenatore di Inzaghi alla Lazio è da vertigini. Mai avuta la paura di tuffarsi e non volare, per Simone. Promosso in prima squadra a fine 2016 quasi per caso. Si è guadagnato il posto diventando uno dei migliori. Via la giacca, rimasto in camicia, rimboccato le maniche. Nessuno come lui. Tecnico bandiera, appoggiato ed esaltato dai tifosi. Due Supercoppe italiane (2017 e 2019), una Coppa Italia (2019). Praticamente sempre in Europa, con l’accesso in Champions League dopo 13 anni nel 2020. “Sono stati cinque anni uno meglio dell’altro. Ho preso una squadra ottava, contestata e in ritiro a Norcia. Ora siamo in Europa per il quinto anno consecutivo”, le sue ultime parole da allenatore biancoceleste.

Ora da avversario e l’eco di quel clacson

Il 23 maggio 2021 l’ultima partita da allenatore della Lazio per Simone Inzaghi. A Reggio Emilia con il Sassuolo fine dell’avventura. Da lì giorni di trattative e dettagli per il rinnovo. Poi la famosa notte tra il 26 e 27 maggio con Lotito che mette sul tavolo un nuovo triennale da 2,6 milioni più bonus. Inzaghi esce da Formello suonando il clacson, trombe che lasciano presagire la firma imminente. Ma il mattino dopo, al momento della firma, Simone negli uffici biancocelesti non c’è. Ha detto sì all’Inter e Lotito si sente tradito. I tifosi capiscono e gli dedicano striscioni di affetto. Lui in una lettera spiega: “Lasciare la Lazio è stata una delle decisioni più dure della mia vita, ho passato 22 anni a Formello ed è diventata la mia casa, non ho neanche avuto la forza di andare a svuotare il mio armadietto. Nessuna polemica, senza Lotito e Tare non avrei mai realizzato il mio sogno. Resta solo l’amore, ma sono anche un allenatore che ama il proprio lavoro e non nego di essere concentrato su questa nuova avventura con l’Inter. Auguro il meglio a Sarri, farà il bene del club”. Capitolo chiuso. Ora da ex ritorna in un Olimpico che lo applaudirà. “E ve lo dico già da adesso: verrò sotto la Curva Nord per salutarvi. Non mi interessa se ci saranno fischi o applausi, accetterò qualsiasi cosa. Io ci sarò, sappiatelo”.

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