Lazio-Inter, l’attacco migliore va sul campo della peggior difesa (delle big)

Inzaghi torna a Roma forte di 22 gol in 7 gare, mentre Sarri ne ha già incassati 12. Una fragilità difensiva, quella biancoceleste, che potrebbe essere aggravata dall’assenza di Acerbi

La storia insegna: Lazio-Inter non potrà mai essere una partita banale. Così, dopo essere stata crocevia scudetto in quel famoso 5 maggio 2002, con finale drammatico per i colori nerazzurri, oppure teatro della strana serata dei tifosi laziali, felici per la sconfitta interna nel 2010 con tanto di sarcastico striscione “oh nooo” a esorcizzare e allontanare il tricolore dall’orbita dei romanisti, è in arrivo un nuovo capitolo della saga, col prossimo incrocio che si è già conquistato un posto nella storia della sfida. Sabato pomeriggio sarà la prima volta di Simone Inzaghi all’Olimpico da allenatore avversario della Lazio: lo farà da tecnico della squadra campione d’Italia in carica, dopo lo strappo sorprendente con Lotito a fine maggio. Da un rinnovo che sembrava scontato a un addio che ha fatto parecchio rumore nella Capitale. Ma questa è un’altra storia, una delle tante extra-campo che accompagnano questa lunga vigilia. E ce ne sono tante anche di campo da dover raccontare, come ad esempio lo stranissimo incrocio all’ottava giornata tra il migliore attacco del campionato – quello dell’Inter di Inzaghi, 22 reti realizzate in sette gare e media gol superiore ai tre a partita – contro la peggior difesa delle famose sette sorelle, una macchia quanto mai pesante per un maniaco della fase difensiva come Maurizio Sarri. E non c’è soltanto il dato numerico a scoraggiare l’ambiente biancoceleste – 12 reti subite, solo sette squadre hanno fatto peggio fin qui in A -, è la storia di Sarri in Italia a rendere ancora più pesante il momento: mai nelle precedenti esperienza in A il tecnico toscano aveva subito così tanti gol dopo sette giornate. Neanche al primo anno con l’Empoli.

La fragilità difensiva era già un problema per la Lazio negli anni di Inzaghi, nonostante l’assetto più prudente che aveva scelto Simone, dopo un inizio di carriera all’insegna del 4-3-3. Adesso, con un atteggiamento tattico più spregiudicato e una nuova filosofia di gioco, il problema difesa è esploso nuovamente. E contro l’Inter, sabato, mancherà pure Acerbi, l’uomo migliore del reparto arretrato, l’unico davvero insostituibile per il maestro Sarri. La logica – almeno rosa alla mano – suggerirebbe la presenza di Stefan Radu nella coppia di centrali, ma il romeno – che in estate ha detto no all’Inter e al suo vecchio allenatore per rimanere nella Capitale – fin qui non ha mai giocato un minuto e la cosa potrebbe ripetersi anche in questo weekend. Salvo colpi di scena, infatti, sarà Patric ad affiancare Luiz Felipe, per una inedita coppia centrale contro la coppia d’attacco più in forma del torneo. Patric è arrivato a Roma per fare l’esterno a tutta fascia e ha cominciato a studiare da difensore puro nella scorsa stagione, quando Inzaghi ha iniziato a utilizzarlo da difensore di destra della linea a tre. Patric sarebbe l’alternativa naturale a Luiz Felipe, non proprio la sua spalla ideale. Ma al momento resta il candidato numero uno alla sostituzione di Acerbi. Ci sarebbe poi un’altra ipotesi, ma salirebbe ancora il livello di azzardo: Hysaj centrale, con Lazzari e Marusic terzini. L’albanese è un fedelissimo di Sarri, ma improvvisarlo in mezzo a lottare con i centimetri di Dzeko e la furia di Lautaro potrebbe essere pericolosissimo per una difesa già instabile di suo.

In quanto a equilibrio, anche Simone Inzaghi e la sua Inter sono ancora alla ricerca della formula perfetta, ma intanto c’è un dato che aiuta a pensare in grande. L’Inter è il migliore attacco del campionato, viaggia a una media impressionante di oltre tre gol a partita e soprattutto costruisce una quantità enorme di occasioni da gol in ogni sfida. Per sabato anche Inzaghi rischia di essere in emergenza, con Lautaro di rientro dal Sudamerica soltanto nella notte di venerdì. E allora la certezza non può che essere Edin Dzeko, l’uomo in più di questo avvio di stagione: il bosniaco ha già realizzato sei reti in campionato – una in meno dell’intero campionato scorso alla Roma – ed è pronto a giocarsi questo nuovo “derby” da leader offensivo. Per Inzaghi è diventato velocemente indispensabile, mentre per il mondo Inter è stato il simbolo della ripartenza post Lukaku. Chiaro, la stella offensiva resta Lautaro (cinque gol in A), ma la presenza del Toro non può essere così scontata come sembra, per diversi motivo. Detto della stanchezza fisiologica che può derivare dal lungo viaggio per rientrare in Italia, c’è un aspetto che non può essere sottovalutato: con Correa acciaccato (nella notte italiana si è allenato a parte, oggi si saprà di più sull’affaticamento) e Sanchez di rientro dagli impegni del Cile all’ultimo momento, Lautaro potrebbe essere l’unica vera arma offensiva in uscita dalla panchina. Ecco perché Simone sta valutando possibili nuove soluzioni, come l’avanzamento di Perisic nella coppia d’attacco e Dimarco a tutto fascia a sinistra. In alternativa potrebbe avvicinare Calhanoglu a ridosso di Dzeko, ma l’ipotesi al momento non scalda. Di sicuro Inzaghi sa di avere tante armi per poter segnare, a partire dalle palle inattive. Con Calha e Dimarco in campo insieme, sarebbe più semplice sorprendere la Lazio. E dare un segnale alle rivali scudetto.

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