Lazio in Vaticano per la solidarietà. Lotito: “Tutti possono diventare campioni”

ROMA – La Lazio nella sala stampa del Vaticano in nome della solidarietà e dell’inclusione. Presentata l’iniziativa “Un calcio all’esclusione”, promossa dalla Diocesi di Roma per favorire l’inclusione dei Rom e delle persone più fragili. In relazione a questo progetto, domenica 21 novembre (alle 14.30, ingresso libero dalle 13) al Lazio Training Center si giocherà una partita amichevole per raccogliere fondi tra la “Squadra del Papa-Fratelli tutti” e la rappresentativa della World Rom Organization. “Lo sport privilegia il merito, la sana competizione, la capacità di raggiungere determinati obiettivi. Bisogna armonizzare le individualità e far in modo che lavorino all’unisono, come un’orchestra”, le parole del presidente Lotito in conferenza. Che ha poi continuato: Siamo entusiasti che la Lazio sia portavoce di un linguaggio dello sport, quello universale. Lo realizzeremo a Formello, la nostra casa. Viviamo in una società di chiusure, di pregiudizi, che devono essere sostituiti da dialogo e dall’integrazione. Il calcio deve portare all’attenzione dell’opinione pubblica temi che troppo spesso sono dimenticati. Ci sono bambini fortunati e meno fortunati, a cui viene tolto il sogno di esprimere il proprio volere, le proprie aspirazioni, solo perché appartengo a un’etnia, ad esempio quella Rom, che viene diffamata. Vogliamo che tutti abbiano stessa dignità, opportunità e stessa possibilità di dimostrare tutto il proprio valore. Con questa partita, vogliamo dare a tutti l’opportunità di diventare campioni”. 

Lotito e il razzismo

“Penso di aver intrapreso la strada giusta dal momento in cui sono diventato presidente. Con orgoglio rivendico un processo di cambiamento da questi atteggiamenti che non hanno nulla a che vedere con i valori dello sport e quelli della dignità umana. Per testimoniare questo totale allontanamento da qualsiasi iniziativa volta a discriminare, abbiamo inserito all’interno del nostro organigramma il Presidente della fondazione Shoah. Siamo dalla parte dei valori, non da quella di chi usa il calcio per fini strumentali che nulla hanno a che vedere con il rispetto dello sport”.

Le parole dei protagonisti

“Da sempre lo sport è connesso alla cultura, e questa presenza culturale ha anche un aspetto etico. E oggi, dunque, ringrazio la Lazio perché ricorda la dimensione etica nello sport con un evento del genere. Una dimensione espressa anche dall’aggiunta dell’avverbio ‘Communiter’ al motto olimpico, dunque ampliando il significato di squadra a quello di comunità , e questo combacia perfettamente con lo spirito di questo evento”. Ha parlato così il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel corso della presentazione. Poi ha parlato Marco Tardelli, allenatore d’eccezione per l’evento: “Manifestazione bellissima, che però non dev’essere sola. Deve esser accompagnata non solo dal Vaticano, ma anche dalla politica italiana. Abbiamo fatto degli allenamenti, speriamo di poter far bene. Il calcio è molto importante per l’educazione dei ragazzi. Non tutti devono diventare dei campioni, questa è la rovina dei giocatori italiani. Vedremo delle partite con la volontà di dimostrare che il razzismo è una brutta cosa. Cercheremo di farlo, avremo anche un nuovo arbitro che magari avrà un futuro anche in questo ruolo (Immobile, ndr). I calciatori capiscono più degli arbitri cosa accade in campo. È una bellissima iniziativa, proviamo a continuare su questa strada”. In conferenza è intervenuto anche il ds biancoceleste, Igli Tare:Per noi è un grande onore far parte di questa iniziativa. Siamo sempre in prima linea per lottare per la gente che ha poche possibilità. Mi ritengo un buon ambasciatore, rappresento un paese che ha vissuto tante difficoltà, tante problematiche soprattutto nell’essere accettati in questa realtà. Quando il presidente ci ha comunicato il fatto di far parte di quest’iniziativa, siamo stati tutti molto entusiasti. Attraverso queste iniziative possiamo dare tanto al mondo intero”.

La gioia di Immobile, testimonial e arbitro dell’amichevole

“Volevo ringraziare Papa Francesco per questa opportunità. Lui ha scelto me, tra tanti, e questo è un motivo di grande soddisfazione. Mi unisco alle parole del presidente. La società ci sceglie tra tanti giocatori, ma ci indirizza soprattutto per quanto riguarda l’aspetto umano. Siamo una grande famiglia. Siamo tutti fratelli, abbiamo bisogno l’uno dell’altro per poterci esprimere al meglio in campo. Contenti di poter essere d’esempio, di avere questa responsabilità, di poter insegnare qualcosa che potrà servire per il futuro. Spero di essere un buon arbitro, è la prima volta (ride, ndr). Sono sicuro che ci divertiremo tanto”.

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