Lazio, il momento della chiarezza

La speranza è che il famoso indice di liquidità non inquini anche l’estate di Tudor, come era avvenuto nei primi due anni trascorsi da Sarri nella Lazio. Non servono manifesti e discorsi da propaganda elettorale per pianificare una programmazione che si riveli proficua e credibile. Competenza e capacità manageriale dovranno compensare la prospettiva di investimenti limitati, in assenza della Champions. L’insegnamento arriva dal Bologna, in grado di anticipare tutti su Zirkzee, Ferguson e Calafiori, costati in totale quanto il cartellino di Castellanos. Dopo gli errori dell’ultima stagione, quando Sarri non è stato ascoltato e Guendouzi (il sostituto di Milinkovic) è arrivato il 31 agosto, c’è la necessità di guadagnare tempo e di cominciare subito a impostare un mercato che sappia esprimere contenuti e scelte mirate, nel segno di una totale condivisione con Tudor. Non dovranno più crearsi le zone d’ombra emerse in passato con Inzaghi e nei mesi scorsi con Sarri, che gli aveva chiesto Berardi e Zielinski: operazioni ritenute da Lotito un azzardo a livello finanziario, in rapporto all’età e al costo dei due calciatori.

Lazio, servono scelte chiare e definite

Mancano quarantaquattro giorni al termine di un’avventura che finora ha ridimensionato la Lazio: sette partite per entrare in Europa League o in Conference e la semifinale di ritorno in Coppa Italia con la Juve. Mercoledì il senatore Lotito ha spostato ancora una volta l’attenzione sui giocatori. Dice di sentirsi in colpa perché li ha viziati. Lo ritiene il primo dei problemi. Ieri è stato il turno di Patric, che ha invitato i compagni a un esame di coscienza: “Avremmo voluto disputare un altro tipo di campionato. È il momento degli uomini veri. Questo periodo richiede onestà: chi non dovesse essere adatto ai principi di Tudor è giusto che si faccia da parte, perché la cosa più importante è la Lazio”. La gara di stasera con la Salernitana rappresenta un po’ la memoria storica di questi ultimi nove mesi: la sconfitta del 25 novembre all’Arechi, contro un gruppo che ha raccolto 15 punti in 31 giornate, certifica uno degli errori di superficialità commessi dai biancocelesti. Patric ha ragione: è innegabile che la squadra abbia tradito le aspettative, ma anche il club non ha saputo trasformare il secondo posto di un anno fa e i soldi della Champions in una base di crescita. Nessuno può negare a Lotito un grande merito, quello di essere riuscito a risanare i conti di una società che aveva sfiorato nel 2004 le aule del tribunale fallimentare. Ma ora, in coincidenza dei suoi vent’anni di presidenza e di una delicata rivoluzione tattica, ha un compito: anticipare i tempi di azione – considerando gli impegni paralleli legati alla politica – e tracciare una linea comune con Tudor e il direttore sportivo Fabiani, stabilendo un ipotetico budget che includa i soldi dell’Europa e un piano alternativo, senza i bonus garantiti dall’Uefa. Scelte chiare e definite, in sintonia, che coinvolgano sempre l’allenatore. Un atto dovuto, una garanzia anche per i tifosi, gli unici a rispondere con serietà toccando in estate la quota di 30.300 abbonamenti, nonostante un mercato inadeguato. Ecco il patto ideale che il senatore deve firmare con i laziali. Comprendere l’importanza di farsi guidare da Tudor, che ha bisogno di giocatori adatti al 3-4-2-1, dovrà essere il segnale di una svolta. L’idea che sia Lotito a tradurre in acquisti i profili dei calciatori richiesti dal croato, esperienza traumatica che Sarri ha vissuto dopo la qualificazione in Champions, contiene rischi e pericoli. Ripartire da una corretta distribuzione dei ruoli e delle responsabilità è il primo passo per impostare il futuro.

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