Lazio, il Mago Luis Alberto e l’uomo-ombra Milinkovic

L’Uomo-ombra e il Mago. Due sono i protagonisti dell’avvio di campionato della Lazio. O forse ce n’è un terzo, Robin Hood, che volteggia su tutti. Chi da ragazzo non ha letto il romanzo noir degli anni 30 (magari non ricordando l’autore, Dashiell Hammett, anch’io ho dovuto ricorrere a Wikipedia) e se non lo ha letto avrà visto uno dei tanti film dai libri originati. L’Uomo-ombra appartiene al nostro immaginifico, per qualcuno alle prime angosce giovanili. Nel nostro caso, nessuna paura né caccia all’assassino, l’Uomo-ombra è un bravo ragazzo e giocatore che ha lasciato la Lazio a caccia dei petrodollari. Si chiama Sergej Milinkovic-Savic, gioca in Arabia ma è come se andasse in campo ogni volta che in campo scende la Lazio. È un’ombra molto ingombrante, soprattutto per chi occupa la sua antica posizione, per di più impegnato nel porsi al servizio di una squadra e un modulo di gioco appena incontrati. L’ombra di Sergej è imbarazzante soprattutto per Kamada e Guendouzi, ma non solo. Quando Lazzari e/o Felipe Anderson falliscono uno scambio sulla destra, dallo stadio il pensiero corre a chi poco tempo prima li faceva volare con scambi al millimetro; quando la squadra va sotto (Lecce, Genoa…) lo stadio stringe i pugni rimpiangendo la figura imponente di Sergej nell’area avversaria.

Il Mago Luis Alberto

I giocatori avvertono la presenza-assenza dell’Uomo-ombra? Qualcuno sì, altri meno. Fra questi sicuramente troviamo Luis Alberto. Alcuni dicono che la partenza del compagno di linea l’abbia motivato. Balle. Un fuoriclasse come lui (e come pochi nel nostro campionato) sa di essere superiore ad ogni ombra. Era un portento anche prima, il secondo posto dello scorso campionato è più suo che di Milinkovic, decisivo in dieci-quindici partite a stagione ma anche di una indolenza irritante in altrettante occasioni. Eccoci al Mago, mi raccomando la maiuscola. Sceso a patti con Sarri, sta mostrando non solo l’enorme talento, ma anche una tempra di condottiero e un carisma che negli otto anni di Lazio erano rimasta accucciati dentro un carattere bizzoso e suscettibile. Non dimentico – e non dimenticherà Luis – le partite in panchina con Akpa Akpro o Basic preferiti al suo posto, è come se ad una gara si sollevamento pesi mandi Fassino invece di Crosetto. Forse (il dubbio ce l’ho) Luis ha rinunciato alla reggia araba annusando una stagione meno remunerativa ma sicuramente più gloriosa nella casa non certo modesta della “sua” Lazio. Il Mago è un tesoro che Sarri sta finalmente custodendo con la massima cura. Ma non potrà giocare tutte le partite: quindi? È l’unico della rosa a non avere un sostituto non dico all’altezza ma dalle stesse caratteristiche (forse con Provedel e Immobile). Senza il Mago la Lazio ha bisogno di quel piano bis che Sarri non ha mai voluto neanche prendere in considerazione. E Robin Hood? Robin Hood è apprezzato per togliere ai ricchi e dare ai poveri. La Lazio fa lo stesso, ma con meno apprezzamento. Regala punti a Lecce e Genoa e li prende al Napoli campione. Il Robin Hood biancoazzurro aveva già palesato lo stesso cuore nella scorsa stagione, ammazzagrandi con tanti punti lasciati alla parte destra della classifica. Il Mago usi la sua bacchetta magica per trasformare Robin Hood in un combattente meno sensibile alle necessità altrui (mi viene in mente il gladiatore Russell Crowe, oltretutto laziale dichiarato) e l’Uomo-ombra svanisca nel deserto arabo e dai pensieri del mondo Lazio.


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