Lazio, il caso tamponi e lo scandalo del porto delle nebbie

Il Collegio di garanzia del Coni e la riduzione della pena che non farà decadere Lotito dagli incarichi federali

Il porto delle nebbie c’è ancora. Eccome se c’è. È il Collegio di garanzia del Coni, dove l’unica garanzia è che le sentenze anziché chiarire, insabbiano. Non è andata diversamente, né poteva andare, con Lotito e il caso tamponi della Lazio. Le motivazioni con cui viene rinviata la questione alla Corte d’Appello della Federcalcio sono congegnate in modo tale da predeterminare una riduzione della pena, quanto basta, guarda un po’, per non far decadere Lotito da incarichi federali e da presidente della Lazio.

Nel contenuto le considerazioni del Collegio tendono a minimizzare i rilievi documentati dell’Appello, anche se non riescono però a eludere un punto cruciale, che da solo basterebbe a confermare l’anno di squalifica a Lotito: alcuni giocatori sono stati mandati in campo nonostante avessero il Covid. Quando Franco Frattini fu nominato presidente del Collegio di garanzia furono molte le polemiche. Si obiettò che un politico non fosse la più felice delle scelte: Frattini è stato due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi e ha militato in Forza Italia, lo stesso partito per cui si è presentato Lotito, senza peraltro essere eletto. Naturalmente nessuno pensa che questo elemento abbia pesato nella formulazione di una sentenza del genere. Ma certamente sarebbe opportuno che Malagò avviasse un ricambio, come ha fatto Gravina con i propri organi di giustizia.

Il Collegio si è confermato specialista nello smontare tutte le sentenze della Federcalcio che intaccano quel gruppo di potere, molto romano, che fino a qualche anno fa condizionava il calcio italiano, per meglio tutelare i propri interessi. Un cattivo pensiero? Non direi. Come sosteneva il più eminente e longevo dei politici romani, Giulio Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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